DI ALESSANDRO DE SIMONE

DIRETTORE ALESSANDRO DE SIMONE 
SOLI CHIARA POLESE (SOPRANO), ANNAMARIA COLASANTO (MEZZOSOPRANO), MIRIAM ARTIACO (MEZZOSOPRANO), STEFANO SORRENTINO (TENORE), MARIO CASTIGLIA (TENORE), RAFFAELLO CONVERSO (BARITONO)
CORO ENSEMBLE VOCALE DI NAPOLI DIRETTO DA ANTONIO SPAGNOLO
GRUPPO STRUMENTALE MARILÙ GRIECO (FLAUTO), FRANCESCO FILISDEO (CLARINETTO), GENNARO D’ANDRETI (SAX CONTRALTO), FEDERICO SICILIANI (SAX BARITONO), LUCA MARTINGANO (CORNO), MATEO VELASCO FERNANDEZ (TROMBA), NICOLA FERRO (TROMOBONE), GIANLUCA MIRRA (PERCUSSIONI), MAROUN SALEM (L’OUD), FRANCESCO SCELZO E FABIANO DE GENNARO (CHITARRE), ENZO GRIMALDI (TASTIERE), ALBERTO MARANO (VIOLINO), DANIELE DE SANTO (CONTRABBASSO/BASSO ELETTRICO)
ASSISTENTE MUSICALE ANTIMA PEPE
SERVICE AUDIO-VIDEO GIOVANNI MARRA
RELAZIONI ESTERNE E COORDINAMENTO MARIA LAUDIERO E RAFFAELLA LAUDIERO
MAESTRI COLLABORATORI GIANMARCO PALUMBO, FRANCESCA STANZIOLA E ADRIANALFONSO PAPPALARDO
BACKLINE CERUTI ONLINE SRL
CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI FRANCO IAVARONE

TEATRO TRIANON VIVIANI
10 LUGLIO 2025 ORE 20.00
DURATA 1H E 30 MINUTI

Da sempre colui che compia una scelta non in linea con la società e quindi con la cultura o sub-cultura del proprio momento storico e intraprenda un percorso autonomo senza seguire i dettami e i modelli imposti dal Potere dominante, sia esso religioso, politico, o artistico, è considerato un eretico (dal greco aireo = scegliere), un pericoloso dissidente, e per questo da bollare, emarginare, additare con i metaforici sambeniti e i cappelli conici di una stigmatizzante gogna pubblica. Ma ai magniloquenti teatri del terrore della Santa Inquisizione di un tempo con gli autodafé e le esecuzioni capitali, si sostituiscono oggi strategie repressive ben più efficaci, mediante il silenziamento anestetizzante di ogni autorevolezza, di ogni talento, di ogni reale contestazione, in un disumanizzato deserto di relativismo egoico, necessario ad imporre i prodotti sempre mutevoli del capitalismo imperante, perché filtrato attraverso il tritacarne delle logiche di mercato e della coercitiva cultura di massa.
Alla luce di tali riflessioni ho scritto questa cantata per sei voci soliste, coro e gruppo strumentale, idealmente dedicandola a tutti i liberi pensatori perseguitati, a tutti i dissidenti, ai rivoluzionari, e a tutti gli intellettuali che vivono una condizione oggi di isolamento e di marginalizzazione mediatica. A tale scopo mi sono ispirato ai linguaggi anche contraddittori della nostra contemporaneità, in cui passato e presente sembrano non più trovare spazio per il dialogo, perché paralizzati in un corto circuito di infecondo cannibalismo fatto di superficiali contaminazioni e superati avanguardismi. Ecco quindi che la cantata si articola quasi in bilico tra religiosità arcaica e spiritualità post-moderna, in cui riaffiorano monconi di testi liturgici o paraliturgici, dal Sanctus al Dies Irae, dallo Stabat al Miserere, affidati ad un coro polifonico ora di neo-fiamminga complessità contrappuntistica ora di omoritmie policordali quasi improbabili, e componimenti poetici di Lee Masters, Pessoa, Garcia Lorca, Morrison etc. in cui convivono suggestioni molteplici e rimandi a un immaginario musicale riconoscibile nelle sue forme (ballate, arie, songs, etc.) nel tentativo di ricercare un linguaggio antiaccademico e che possa sottrarsi alla retorica della “denuncia”, come nella riscrittura del “Guarracino” dove il proverbiale scontro tra le moltitudini di pesci del golfo di Napoli (metafora dei moti rivoluzionari di Masaniello?) viene qui sostituito da un visionario e immaginifico conflitto teologico tra i numerosi ordini religiosi di una novella Controriforma, secondo il rovesciamento anti-epico del tema rinascimentale per eccellenza, ossia quello delle polifoniche “Battaglie” (vedi quelle di Gabrieli, Janaquin o Monteverdi) con cui il Potere attivava tutta la retorica autocelebrativa e di propaganda. Di questo modello il “Guarracino” appare essere un esplicito sberleffo, una irriverente denuncia antieroica, dove anche il linguaggio logico-sintattico si frantuma in fonemi disarticolati, come in una futuristica Piedigrotta, allusivi ai rumori di artiglieria di guerra, ma ridotti a ridicoli suoni di trombette mimati con la bocca. In questo senso anche il Mefistofele del meraviglioso “Inno a Satana” di Carducci, campione del libero pensiero romantico, capace di opporsi ai dogmi di una putrescente religiosità bigotta, è qui trasposto in musica su elementi antitetici, a partire dal tema del Santo Graal wagneriano, ma articolato in strutture armoniche di accordi di 11a e 13a sempre cangianti, dove la sacralità del Parsifal cede il passo alla irriverenza di una song di sapore vagamente weilliano, ma in realtà più ispirata alla inquietante scena della taverna del Wozzeck di Berg. Anche il brano carnevalesco, strutturato su brandelli di villanelle, lucie e cicerenelle di derivazione napoletana, diventa lo sfondo sonoro di un rituale capovolgimento, un processo farsesco in cui sono il Papa e la Chiesa stessa ad essere sul banco degli imputati, come nella migliore tradizione delle “Diableries” francesi e dei “processi a Carnevale” nostrani. Il tentativo è quello di parlare al nostro tempo, come alla fine di un’epoca, con la complessità di tutti i suoi segni e i suoi linguaggi mutevoli, che sembra non riusciamo più a decifrare; una novella Babele, preistorica e attuale al tempo stesso, nella quale è possibile districarsi solo ritornando a parlare la lingua ineffabile dello spirito, e in questo credo che l’arte e la musica possano ricoprire un ruolo privilegiato.

Alessandro De Simone

A powerful musical journey exploring faith, freedom and defiance, blending sacred texts with writings by rebellious poets and thinkers, performed by soloists, choir, and instrumental ensemble led by Alessandro De Simone.