ABRACADABRA – SEZIONE LETTERATURA
A CURA DI SILVIO PERRELLA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
CON VIVIAN LAMARQUE
GIARDINO ROMANTICO DI PALAZZO REALE DI NAPOLI (accesso da piazza del Plebiscito)
21 GIUGNO 2025, ORE 19:00
DURATA 1H E 30 MINUTI
Vivian Lamarque da sempre scrive versi che cercano in lei stessa e nel lettore lo spazio di una possibile leggerezza amorosa. Sa bene quanto ogni età abbia il suo amore e sa che a saperlo pronunciare l’abracadabra non è solo una formula magica, ma un’inaspettata pratica della quotidianità.
La mia settimana è un settenario
con gli accenti su martedì e venerdì
al sabato il tono cala
risale il lunedì.
(da E intanto la vita? Poesie per Lei, Dottore (1985-2025),
Mondadori, 2025)
VIVIAN LAMARQUE
Suo il nome, coniugale il cognome. Nata il 19.4.1946 a Tesero (TN) Ha insegnato italiano agli stranieri e letteratura in istituti privati. Opere: Teresino (Premio Viareggio Opera Prima), Il signore d’oro, Poesie dando del lei, Il signore degli spaventati, Una quieta polvere, Poesie 1972-2002 (Oscar Mondadori), Poesie per un gatto, La Gentilèssa, Madre d’inverno (Premio Carducci e Premio Bagutta) e L’amore da vecchia (Premio Saba, Premio Viareggio, Premio Strega Poesia 2023).
Nel 2023 ha curato con Nicola Crocetti Bei cipressetti cipressetti miei (antologia di versi dall’800 a oggi per le scuole). È anche autrice di una quarantina di fiabe (Premio Andersen e Premio Rodari) a partire da La bambina che mangiava i lupi. E di fiabe musicali tratte da opere di Mozart, Schumann, Ciajcovskij, Prokofiev, Stravinskij. Per l’infanzia ultimi titoli: Animaletti vi amo (2023) e, sul tema dei bambini sui barconi del Mediterraneo, Storia con mare, cielo e
paura (2024, Premio Inge Feltrinelli 2025).
Ha tradotto tra gli altri Baudelaire, Valéry e favole di La Fontaine, Céline, Grimm e Wilde. Dal 1992 collabora al Corriere
della Sera e ai suoi inserti.
—
Abracadabra, cinque sillabe tutte cadenzate in a. Sembra che la sua origine venga dall’aramaico. E che significhi “io creo mentre parlo” o “quel che dico accade”.
Ma più che significare, la parola che ho scelto quest’anno per la nostra rassegna di poesia, suona e direi di più, balla. Nel suonare e nel ballare, i poeti e l’abracadabra sembrerebbero consustanziali.
Gioco malinconia sussurro rivolta arruffìo di sillabe, nei poeti è la lingua a creare spazio psichico e dunque geografia abitabile, tende nomadi da starci quel che serve per poi andare altrove, dilà.
Nello stare transitorio, nello sporgersi verso l’udito di un pubblico in continua mutazione, dire abracadabra significa letteralmente fare formula magica, alchimia di sillabe colorate, sfida alla paura che è sempre più ovunque e sempre più divora le nostre cellule percettive.
Silvio Perrella


![CTF25_2560x500-px[34]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2025/03/CTF25_2560x500-px34.jpg)
![CTF25_1200x558-px[52]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2025/03/CTF25_1200x558-px52.jpg)