ABRACADABRA – SEZIONE LETTERATURA
A CURA DI SILVIO PERRELLA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
CON TONINO AIUTI
GIARDINO ROMANTICO DI PALAZZO REALE DI NAPOLI (accesso da piazza del Plebiscito)
24 GIUGNO 2025, ORE 19:00
DURATA 1H E 30 MINUTI
Abraca dabra,
La vita è scabra,
Danza macabra
Spirto d’ abisso
De Pirlbisso
Dal nero abisso
Vieni mo ecà.
Te lo comanne,
Audienza damme,
Viene volanno
Cchiù non tardà. . .
(da Don Fausto di Antonio Petito, 1868)
TONINO TAIUTI
Attore, pittore, musicista. Artista irregolare capace di modulare corpo, voce e sguardo in infiniti registri espressivi, ha mescolato teatro, pittura e musica, indagando il rapporto tra la tradizione teatrale partenopea (Petito, Viviani, Eduardo, soprattutto) e le avanguardie artistiche più estreme del Novecento. Taiuti ha condiviso con Antonio Neiwiller, Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Silvio Orlando e molti altri un periodo di grande fermento culturale della città. Con il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, partecipò a spettacoli – come Don Fausto e Black out – che segnarono una generazione di artisti attori napoletani. Dopo oltre trent’anni di carriera passati tra il teatro e il cinema, molti dei quali trascorsi in circuiti off, continua a lavorare e sperimentare con la stessa curiosità degli inizi, richiamandoci ad un teatro essenziale e senza orpelli. Tra i lavori degli ultimi anni ricordiamo i suoi omaggi a due amati autori, Raffaele Viviani e a Enzo Moscato, con Play Viviani e Play Moscato. Nell’ultima stagione del Mercadante è stato diretto da Lino Musella in Gennareniello di Eduardo De Filippo.
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Abracadabra, cinque sillabe tutte cadenzate in a. Sembra che la sua origine venga dall’aramaico. E che significhi “io creo mentre parlo” o “quel che dico accade”.
Ma più che significare, la parola che ho scelto quest’anno per la nostra rassegna di poesia, suona e direi di più, balla. Nel suonare e nel ballare, i poeti e l’abracadabra sembrerebbero consustanziali.
Gioco malinconia sussurro rivolta arruffìo di sillabe, nei poeti è la lingua a creare spazio psichico e dunque geografia abitabile, tende nomadi da starci quel che serve per poi andare altrove, dilà.
Nello stare transitorio, nello sporgersi verso l’udito di un pubblico in continua mutazione, dire abracadabra significa letteralmente fare formula magica, alchimia di sillabe colorate, sfida alla paura che è sempre più ovunque e sempre più divora le nostre cellule percettive.
Silvio Perrella


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