Alcune luci si accendono per illuminare il palco in modo soffuso, poi un trio di musicisti ed un attore prendono posto sul palco, l’atmosfera è oscura fin da subito. Paolo Cresta si cala in un doppio ruolo, un doppio monologo intrecciato: due voci di due atleti, un israeliano ed uno egiziano, in preda alla paura e all’angoscia, vittime dell’attentato terroristico dell’organizzazione socialista palestinese “Settembre Nero” durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera, svoltesi nel settembre del 1972.
Lo spettacolo scritto da Stefano Valanzuolo affronta con grande empatia ed un ritmo abbastanza sostenuto il sogno sportivo infranto di questi due atleti, Gad Tsobari e Kamel Mohammed, intrecciandosi alla prospettiva del resto del mondo che osservava questo drammatico avvenimento attraverso delle immagini televisive in bianco e nero. Infatti, diventano fondamentali ai fini della messa in scena, le proiezioni che spesso colpiscono il telo nero semitrasparente, posto davanti all’attore e all’orchestra vicino a lui, che conferiscono all’opera anche un carattere documentaristico, contaminando lo spettacolo con i media dell’audiovisivo. Altri due elementi fondamentali arricchiscono la scena: un televisore a tubo catodico che pende sopra la testa dell’attore ed una luce rosso sangue che illumina lo sfondo del palco, andando in pieno contrasto con le immagini di repertorio proiettate. Le musiche composte da Massimiliano Sacchi ed eseguite dallo stesso insieme a Giulio Fazio e Marco Di Palo, che uniscono il violoncello, il clarinetto e la tastiera, accompagnano le interpretazioni di Cresta senza essere invasive per l’intera durata dello spettacolo, rendendolo in diversi momenti ancora più angosciante e disturbante, facendo immedesimare lo spettatore ancora di più nel contesto della drammatica mattanza avvenuta al villaggio olimpico.
L’alternanza incalzante dei due punti di vista culmina con il finale ambientato durante la surreale e grottesca cerimonia funebre che lascia i due protagonisti senza alcuna speranza per il futuro, mentre il pubblico rimane attonito e pieno di interrogativi, nonostante ormai siano passati già cinquant’anni dai tragici eventi.
La doppia interpretazione di Paolo Cresta, nonostante sia prevalentemente vocale, risulta brillante, dinamica e commuovente, ma è soprattutto priva di fronzoli. Uno spettacolo originale che stordisce con un mix di emozioni e informazioni straripante che forse poteva essere sintetizzato leggermente nel suo segmento narrativo centrale in favore di un ritmo ancora più serrato, ma che lascia ugualmente il segno, generando anche dei dibattiti profondi tra gli spettatori dopo la conclusione della messa in scena.
Andrea Bifulco
Master di II livello in Drammaturgia e cinematografia
Università degli Studi di Napoli Federico II


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