Alle Olimpiadi di Mosca (1980) cinque nuotatrici della Repubblica Federale Tedesca trionfano conquistando record imbattuti per anni, atlete in una Germania divisa, in un mondo diviso.
Durante gli allenamenti, però, le donne sono costrette a ingoiare misteriose pillole blu.
Gli effetti del doping saranno devastanti: dopo la caduta del muro, le atlete appariranno con corpi modificati al servizio di un’ideologia.
La storia di queste atlete è raccontata nello spettacolo “Ogni cinque bracciate” che ha debuttato nella sezione SportOpera del Campania Teatro Festival presso il Real Bosco di Capodimonte.
Sul palco ci sono 5 donne: le due attrici sono ai due lati, al centro un trio musicale.
Indossano tute atletiche e accappatoi, alle loro spalle un monitor proietta acqua.
Le attrici leggono dagli spartiti i versi del componimento poetico di Vincenzo Firgiullo, da cui è tratto lo spettacolo: ottave per raccontare la storia di Ute, Lampe, Karla, Renate.
Il ricorso alla lingua tedesca ci fa toccare da vicino il tetro controllo del regime della Germania dell’Est e la competitività degli allenamenti, ma anche la forza di strapparsi dalla fame di queste giovani donne.
Campionesse i cui corpi furono eletti a icone di invincibilità simbolo della superiorità del modello socialista sul mondo occidentale.
L’uso strumentale dello sport da parte del potere porterà a voler oltrepassare ogni limite pur di mantenere quello status: un focus sull’interesse di ogni regime per lo sport come strumento di controllo delle masse e delle loro vite.
Per 55 minuti le performance delle attrici (Anna Ferzetti e Fabrizia Sacchi) si alternano con quelle musicali, talvolta mischiandosi o sovrapponendosi per costruire un’unica voce di racconto.
Il timbro della cantante (Annalisa Madonna e le Coma Berenices) riesce a cadenzare l’intero spettacolo e a restituire con delicatezza anche i momenti di estrema angoscia.
La musicalità del racconto in versi è restituita in una narrazione intima delle gioie e dei dolori delle protagoniste, che a volte però è difficile da ricostruire per quegli spettatori che non conoscono già l’opera originaria.
Alessandra Sasso
Master di II livello in Drammaturgia e cinematografia
Università degli Studi di Napoli Federico II


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