Il regno dei Borbone, a cavallo tra Settecento e Ottocento, rappresentò per Napoli, per la Campania, e più in generale per il Sud dell’Italia, un momento di insuperati traguardi. Con l’avvento dell’illuminato re Carlo di Borbone nel 1734, il Meridione italiano tornò a essere un regno autonomo e la città partenopea divenne una grande capitale europea. Questo sovrano, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, in venticinque anni di regno, seppe dar vita a un’epoca di primati ineguagliabili e di grandi trasformazioni sociali e culturali. Sorsero le grandi regge, dal Palazzo Reale a Capodimonte, da Portici alla meravigliosa Caserta, capace di competere con i fasti di Versailles. Decine di siti reali per le attività di caccia nacquero su tutto il territorio, come a Procida, agli Astroni, Licola, Fusaro. Ville patrizie di notevole bellezza furono edificate lungo la costa, in quel celebre “Miglio d’Oro” che da Napoli si snodava intorno alla reale residenza estiva di Portici. Nella capitale fu realizzato, nel 1737, in appena otto mesi di lavori, il Teatro di San Carlo, il primo Lirico d’Europa, che insieme a molti altri palcoscenici e a ben quattro conservatori – Santa Maria di Loreto, Pietà de’ Turchini, Poveri di Gesù Cristo e Sant’Onofrio a Capuana – trasformerà Napoli nel capoluogo assoluto della musica. La cultura in generale ebbe un ruolo fondamentale in quegli anni e vide protagonisti grandi pensatori come Pietro Giannone, Mario Pagano, Gaetano Filangieri e Antonio Genovesi. La scoperta dei siti archeologici di Ercolano e di Pompei favorì la nascita dello stile e del gusto neoclassico e attrasse in Campania i grandi viaggiatori del Grand Tour, da Goethe a Mozart. Il presepe settecentesco napoletano, messa in scena della Natività mista ai personaggi della quotidianità dell’epoca, divenne veicolo delle tradizioni, degli usi e dei costumi del regno, nonché vera e propria opera d’arte affidata ad artisti come Giuseppe Sanmartino, autore del celebre Cristo Velatodella Cappella Sansevero. Dal punto di vista delle imprese, a due passi dalla reggia di Capodimonte fu istituita un’importantissima fabbrica di porcellane, in onore della consorte reale Maria Amalia di Sassonia. Le più grandi opere pubbliche furono il Foro Carolino, progettato da Luigi Vanvitelli nell’attuale piazza Dante, e l’Albergo dei Poveri, ideato da Ferdinando Fuga e nato per nascondere agli occhi della città la grande massa dei mendicanti, cercando di dar loro una possibilità di reinserimento sociale. Le grandi iniziative saranno proseguite da Ferdinando di Borbone, erede al trono di Carlo, divenuto nel 1759 re di Spagna, e da sua moglie Maria Carolina d’Asburgo. Alla vigilia della Rivoluzione Francese essi daranno vita al sogno della Seteria di San Leucio, prima fabbrica-cittadella in Europa di stampo socialista, dove si potrà vivere un’esperienza lavorativa basata sulla libertà e sull’uguaglianza. Dopo le travagliate vicende della rivoluzione partenopea del 1799 e del seguente ventennio di dominazione napoleonica, il ritorno di Ferdinando sul trono diede inizio alla creazione della maestosa Basilica e del Colonnato di San Francesco di Paola nella futura Piazza del Plebiscito, ancor oggi cuore pulsante della città e tra le principali attrazioni turistiche. Con i regni di Francesco I e di Ferdinando II, fino al termine del Regno delle Due Sicilie con Francesco II, molteplici furono i primati portati avanti dalla dinastia. L’istituzione del sistema pensionistico, la prima versione della protezione civile, la pulizia nelle strade della capitale e le opere di bonifica come i Regi Lagni furono elementi di eccellenza per i tempi. Nel 1781 fu istituito il primo Codice Marittimo al mondo e nel 1783 nacque la prima fabbrica di navi d’Italia, quei cantieri di Castellammare di Stabia che nel 1818 realizzarono il primo piroscafo del Mediterraneo, il Ferdinando I. Il 4 ottobre del 1839 Ferdinando II inaugurò il primo convoglio ferroviario su suolo italiano, sulla linea che da Napoli, fuori dalle antiche mura aragonesi, giungeva fino a Portici, nei pressi del Granatello. Un’innovazione che nel 1840 vide il nascere della prima fabbrica metalmeccanica d’Italia per numero di operai, le celeberrime officine di Pietrarsa. Napoli fu anche tra le capitali più all’avanguardia nel campo scientifico e della comunicazione: nel 1839 fu tra le prime città italiane ad avere l’illuminazione a gas, terza al mondo dopo Parigi e Londra, nel 1841 inaugurò il primo centro vulcanologico al mondo, l’Osservatorio Vesuviano, e nel 1852 venne messo in funzione il primissimo telegrafo elettrico della Penisola. Poco prima dell’avvento dell’Unità d’Italia, Napoli risultò la prima città per numero di teatri e di tipografie, per la pubblicazione di giornali e per l’istituzione del corpo dei pompieri. Tanti e di varia natura furono i sogni realizzati in età borbonica. Sogni che il Campania Teatro Festival, al di là delle ideologie politiche e delle rivendicazioni di natura storica, intende narrare.