Un abbraccio pieno di energia. È questa la sensazione che si ha quando Luca Barbarossa, salendo sul palco, corre a salutare il pubblico del Teatro Mercadante. Comincia così “Non perderti niente”, il racconto delle tappe più importanti della sua carriera, tratto dal libro omonimo che il cantautore romano si è regalato nel 2021 per i suoi sessant’anni.
Fin da subito lo spettacolo appare dinamico nella sua semplicità, in un’armonia tra musica e parole che non smette di stupire. In questo viaggio dal sapore nostrano Luca Barbarossa non è solo. Ad accompagnarlo, oltre alla sua chitarra insostituibile, direttamente dal programma radiofonico Radio 2 Social Club ci sono i musicisti Stefano Cenci e Claudio Trippa. Il suono, curato da Pino Santamaria, va di pari passo con le luci, in un ritmo che da “Roma spogliata” a “Via Margutta”, passando per il folk americano, scandisce momenti di incontri indimenticabili, come quello con Eros Ramazzotti a Castrocaro nel 1981.
Un Luca Barbarossa dalla voce limpida e corposa non perde occasione di mostrare la sua naturalezza nel farsi interprete di intrecci di storie personali e collettive. La sequenza di canzoni  è ben costruita: da “Ali di cartone” ad “Aspettavamo il 2000”, da “Come dentro un film” a “L’amore rubato”, in questo concerto intimo, confidenziale, spicca la delicatezza della dedica all’amico compositore Giovanni Allevi sulle note di “Cose e Rose”, come pure non manca l’attenzione a temi sociali. È il caso di “Se penso a te”, pezzo scritto per un detenuto innamoratissimo della sua donna, ma che oggi non c’è più, ed è toccante l’intensità con la quale Luca Barbarossa si fa portavoce, attraverso la sua musica, della situazione drammatica delle carceri italiane. Emerge qui la sensibilità di un artista che, dagli esordi con Riccardo Cocciante all’ultimo lavoro “È così”, nato dalla collaborazione con gli Extraliscio, non ha dimenticato la strada. È un cantautore sinceramente autentico che non ha paura di condividere sul palco ciò che appartiene alla sua interiorità, e lo fa molto bene, a un certo punto puntando tutto sul dialetto romanesco. “Passame er sale”, oltre ad essere la colonna sonora della sua storia d’amore, è la maggiore dimostrazione di questo esperimento che sa essere coinvolgente e divertente e nell’ironia di “Spaghetti a Detroit” dà risalto al collegamento del dialetto romanesco col cibo. Ma ciò che colpisce di più in questa serata è il legame di Luca Barbarossa con Napoli, suggellato dall’interpretazione della canzone “Passione”, scritta da Libero Bovio nel 1934. Pian piano le luci si abbassano e l’artista, nel ricercare la giusta tonalità, alla fine si scusa per non aver saputo pronunciare bene il napoletano. Ma non è vero, tanto che, a concerto finito, dopo l’esecuzione del suo successo “Portami a ballare”, brano che ha vinto Sanremo nel 1992, rimane sul palco e regala pochi secondi del classico “Reginella”.  Il pubblico apprezza e canta insieme a lui.

Mimma Iannone
Master di II livello in Drammaturgia e cinematografia
Università degli Studi di Napoli Federico II