Viaggio sentimentale nella riunificazione delle due Coree – Dal 13 al 16 giugno la sala dei cannoni di Castel Sant’Elmo ha ospitato uno spettacolo che parla d’amore: La riunificazione delle due Coree di Joel Pommerat per la regia di Alfonso Postiglione.

Sono 9 gli attori (Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Gaia Insenga, Armando Iovino, Aglaia Mora, Paolo Musio e Giulia Weber) che animano il testo, dando prova della loro camaleontica e trasformistica abilità di calarsi nei ruoli più disparati. Lo spettacolo consta, infatti, di 18 diversi quadri, narrativamente indipendenti, che mettono in scena l’esperienza sentimentale di ben 51 personaggi.

L’abbondanza dei caratteri è necessaria per raccontare agli spettatori le infinite sfumature di un sentimento universale come l’amore. La scenografia minimale di Roberto Crea e le luci soffuse consentono di concentrare l’attenzione solo sulle movenze semiserie degli interpreti e sulle parole di una performance che tocca le corde più intime del cuore di ognuno. Il linguaggio, infatti, a tratti anche scurrile, rende le storie più realistiche e convincenti.

I racconti si susseguono, come in una serie di scatole cinesi, l’uno dentro l’altro e sono segnalati dal cambio di colore di un riquadro luminoso che contrasta con il fondale scuro e gli abiti candidi degli attori. In una girandola sentimentale si afferma che l’amore «non è una distrazione, non un gioco di società», ma che non è neanche uguale per tutti. Ciò che è comune è la capacità di affrontare i problemi e superarli al pari di come l’impermeabile degli interpreti lascia scivolare la pioggia all’inizio e alla fine dello spettacolo.

Si passa rapidamente da episodi coniugali in cui manca l’amore ad altri in cui si manifesta la rabbia per un amore finito o non corrisposto. C’è chi spera nel cambiamento del compagno e chi si illude di poter amare ancora o crede di ridurre l’amore alla sola passione. Tra le situazioni più toccanti colpisce il dialogo tra una prostituta e un prete, suo cliente abituale. L’uomo ha intenzione di abbandonarla non rendendosi, però, conto di ferire profondamente i sentimenti della donna innamorata di lui. Altrettanto particolare è il quadro del maestro accusato di molestie che punta la sua difesa sull’incapacità di amare i figli da parte dei genitori.

Lascia, infine, un sapore dolce amaro la situazione di due coniugi: mentre la moglie è ricoverata e ha ormai perso ogni ricordo della propria vita passata, il marito non smette di farle visita e rispondere alle sue incessanti domande. È questo l’episodio che spiega la metafora del titolo. Lei chiede: «Come è stato quanto ci siamo incontrati?». E lui risponde: «Come quando le due Coree riaprirono le frontiere e gente che non si vedeva da tempo si rincontrò». L’amore, dunque, sulla falsariga del mito platonico del Simposio, consiste nell’affannosa ricerca dell’altra metà della propria anima per appagare il bisogno di sentirsi di nuovo completi, interi.

Lo spettacolo attraversa, così, in 110 minuti l’amore come paradosso, l’amore odiato, l’amore pagato, quello impossibile e quello mancato, rapendo la platea che non si accorge dello scorrere delle lancette. Grandi applausi nascono spontanei.

 

Anna Mazzagatti