Un’infanzia di sensazioni, non di ricordi: il duplice volto di Partenope
Accettò un calzone ripieno perché sapeva che a Napoli era più facile accettare che rifiutare.
Mercoledì 17 e giovedì 18 giugno 2015, la sala Palladino di Castel Sant’Elmo ha ospitato la lettura di “Cani”, un racconto di Fausto Paravidino, letto ed interpretato da una magnifica Isabella Ragonese, con gli ambienti sonori di Marco Messina. Mura spesse, ambiente nudo ma accogliente, luci soffuse, sound suggestivo.
Ruolo complesso, quello affidato all’attrice palermitana, che magistralmente riesce a calarsi nelle molteplici voci narranti: non un monologo, dunque, ma un racconto su Napoli e per Napoli, un omaggio alla città, della quale si sceglie di raccontare ogni sfaccettatura.
“Il treno non era ancora entrato a Napoli Centrale e già Sergio si prodigava per correggere i suoi pregiudizi.” Quali? La spazzatura? La camorra? Forse. O l’odore di fritto, misto a smog, che solo una spruzzata di mare può annullare? Anche. Sarebbe tuttavia limitativo fermarsi a questo; il viaggio dell’ospite, ‘catapultato’ nella caotica e poliedrica Napoli, è infatti anche altro; innanzitutto, una spasmodica ricerca di un pacco proveniente dal Sussex; un affettuoso regalo (si scoprirà alla fine), che per oscure ragioni non è mai stato consegnato al destinatario, un vero e proprio filo rosso che interamente attraversa l’articolata trama del racconto. E poi? Cani è anche e soprattutto una progressiva scoperta: di Napoli e del suo folklore, dell’ambigua, e mai rassicurante, figura di Antonio Quattro, la cui natura sarà palesata in occasione della ‘marcia con passo svelto e zigzagante’, che lo condurrà nuovamente nel retrobottega; una progressiva metamorfosi dipinta in diacronia dalla penna di Fausto Paravidino, una rapida successione di immagini mentali che brillantemente riesce a consegnare all’ascoltatore l’identità del misterioso Antonio Quattro: “era un cane!”
Ad accompagnare la lettura ed i suoi ritmi narrativi, gli ‘electro beats’ del musicista e sound designer Marco Messina, ai quali si aggiungeva un cangiante e suggestivo gioco di luci e ombre, in grado di creare atmosfere differenti, sempre in linea col testo e i suoi molteplici sviluppi tematici.
Di Annamaria Minichino e Naike Del Grosso


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