“Ma se uno è santo dalla foto si vede? La santità si può fotografare?” Questo il punto di partenza di Laura Curino, attrice, regista e drammaturga italiana, che lo scorso 25 giugno 2017, attraverso il Napoli Teatro Festival, ha portato la sua drammaturgia a Benevento, nel suggestivo scenario dell’Hortus Conclusus. Uno spettacolo prodotto dallo Stabile di Torino, scritto da Laura Curino e Simone Derai e musicato da Mauro Martinuz, con costumi di Federica De Bona e Silvia Bragagnolo.
Si tratta di “Un testo integrale in forma di lettura/racconto su palco nudo” come lo aveva presentato la stessa Curino, sui Santi Sociali dell’Ottocento a Torino.  Un’alta concentrazione di personaggi straordinari, a colmare il vuoto civile del Risorgimento piemontese, tra i quali spiccano: Giuseppe Cafasso (1811-1860), Giuseppe Cottolengo (1786- 1842), Giulia di Barolo (1785-1864), Giovanni Bosco (1815-1888), Leonardo Murialdo (1828-1900), Francesco Faà di Bruno (1825-1888).
Presenza scenica e grande carisma ad incorniciare un’interpretazione magistrale in grado di rapire e coinvolgere il pubblico per oltre un’ora, nella Santa impresa di Laura Curino, di saper trattare con successo un argomento tanto difficile e lontano dai tempi moderni, quale l’agiografia. A colpire gli spettatori è soprattutto la grande versatilità e duttilità dell’attrice, che con grande maestria passa da un registro all’altro, afferra un’emozione, la vive e la restituisce al pubblico, facendone sentire tutta l’intensità nella sua pienezza. Ora ride, poi, piange, si commuove, si dispera, con un πάθος straordinariamente contagioso e si iscrive perfettamente in quel quadro impressionista regalato dall’Hortus Conclusus, con una performance en plein air.  Una pièce perfettamente riuscita nella quale si realizza più che mai il miracolo teatrale della catarsi, nell’avvicinarsi, verso la fine, alla consapevolezza di cosa sia la santità. Lo spettacolo, infatti, cominciato con un cocente interrogativo, si chiude con un tentativo di risposta che appaga la sete del pubblico, lasciandolo rasserenato in un’atmosfera magico-passionale di pace: “La santità non si può fotografare. È la passione di chi ogni giorno fa- non soltanto per se stesso- perché un giorno qualsiasi ha alzato lo sguardo e ha visto il volto dell’altro. Questa è la santità!”.

Martina Barbieri