Non poteva non essere, a fare da ideale proscenio agli spettatori de “Una Favola di Campania”, un luogo di bellezza neoclassica quale la “Villa Pignatelli” della Riviera di Chiaia, altro tra i meravigliosi siti gioiello, dalle valenze artistiche e archeologiche, scelti dal NTFI quest’anno.
Il suo parco modellato a giardino all’inglese, un verde rigoglioso, un’oasi in un contesto urbano caotico, ha ospitato il 22 e 23 giugno uno dei dieci spettacoli, in corso, del progetto fiabesco “Una favola di Campania” tratte dal “Decamerone campano” raccolto da studiosi e ricercatori, etnologi e antropologi, che hanno trascritto e recuperato dalla tradizione orale la narrativa regionali. Essa dà accesso a quelle conoscenze simboliche di costumi e tradizioni campane.
Saranno dieci le storie legate alla regione e lette ognuna da un grande interprete in luoghi caratteristici come Ravello, Napoli, Salerno, Scario, Acciaroli, Castellabate. Saranno accompagnate dall’orchestrina “Musica da Ripostiglio”, a cui è affidata la parte simbiotica tra recitazione e musica.
Non a caso il titolo al singolare del progetto credo voglia essere a sua volta unificatore della pluralità delle provincie che si collegano idealmente ad un senso di unicità delle discendenze culturali e delle tradizioni, una univoca voce per dare una forte connotazione delle capacità e delle risorse comuni.
La morale delle “fabule” è nelle letture di Umberto Orsini, uno dei grandi dieci artisti che, con la maestria costruita su un grande percorso di successi teatrali e cinematografici (da Ronconi a Visconti), ha dato magistralmente anima per “Fiabe Campane” a Il drago dalle sette teste, la storia di mastro Francesco, il lupo mannaro, la gatta cenerentola.
Sono tanti i momenti emozionanti della serata. Si segnala la forte caratura della dizione di Umberto Orsini e la parte recitata con una gestualità evocativa e descrittiva, senza forzature, cadenzata con le tonalità espressive dei momenti della narrazione, a volte di sorpresa, di attesa, e venate dagli stacchi delle parti musicali calibrate ad hoc con originalità della composizione. Siamo di fronte a una comunicatività empatica col pubblico, attento e partecipe.
A fare da corollario visivo, in questo meraviglioso spazio all’aperto, le frammentazioni sceniche, proiettate sulla quinta, colorate dalla modernità espressiva, con una composizione di sintesi del paesaggio e dei luoghi simbolo, evocanti il tempo lontano delle epoche giunte sino a noi, quasi a farci ripercorrere il senso intimo della narrazione delle nostre nonne e nonni. Un’ideale, simbolico e corale focolare domestico, in cui l’immaginazione correva sul filo della fantasia, delle paure e delle speranze.
Lo spettacolo è piaciuto e ha ricevuto il consenso del pubblico.
Giuseppe Crescitelli


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