Per un Teatro jazz

DI MARIA ANGELA ROBUSTELLI

CON MARCO TREBIAN E MARIA ANGELA ROBUSTELLI
E LA PICCOLA ENSAMBLE DEGLI SCAROGNATI
CON ALICE RICCIARDIGIULIA RIZZOSILVIA PIGNATAROROSALBA ALFANOSALVATORE TORREGROSSA
 
CON LE VOCI DI GIORGIO STREHLERROBERTO DE SIMONEEDUARDOLEO DE BERARDINISLUISELLA VIVIANIANDREA JONASSON, LENA LESSING
DRAMMATURGIA, REGIA E COSTUMI MARIA ANGELA ROBUSTELLI
VIDEO NARRAZIONE LUIGI TAMMARO
DRAMMATURGIA MUSICALE SALVATORE TORREGROSSA
DRAMATURG VALERIA TAVASSI
LIGHT DESIGNER MARIA TAVASSI
COREOGRAFIE E MOVIMENTI DI SCENA GIULIA RIZZO
TRUCCO SARA MASUZZO
PARRUCCHE SORRENTINO NAPOLI
SARTORIA CANZANELLA
DISEGNI SILVIA PIGNATARO
PROGETTO GRAFICO MARIO TAVASSI
EDITING STEFANO OCCHIUZZI
VIDEO E FOTO DI SCENA ROBERTO CIRILLO
ASSISTENTE ALLA REGIA ROSALBA DE ROSA
UFFICIO STAMPA RAIMONDO ADAMO

IN COLLABORAZIONE CON LA GIOSTRA TEATRO
WWW.OBECETEATROPROJECT.COM

11 LUGLIO 2025
SPETTACOLO ITINERANTE CON PARTENZA ALLE ORE 21:00 DA PIAZZA MUNICIPIO (nei pressi di Palazzo San Giacomo, altezza fontana) E ARRIVO AL CORTILE DELLE CARROZZE DI PALAZZO REALE DI NAPOLI

Per Via Santa Maria della Speranza/Il cielo sopra non sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto sul luogo di spettacolo un’ora prima dell’inizio.
Si precisa che, per via della particolare natura di questo spettacolo, il titolo d’accesso dovrà necessariamente essere acquistato preventivamente online o presso il botteghino del Campania Teatro Festival a Palazzo Zapata.

Il terzo ed ultimo spettacolo della Trilogia avrà un carattere itinerante e performativo. Si aprirà in strada, in Piazza Municipio, dove il pubblico si sarà radunato per assistere allo spettacolo che si dipanerà lungo tutto il percorso per raggiungere Palazzo Reale.

Lo spettacolo itinerante è un cammino fantastico di circa duecento passi percorso dal pubblico, guidato dai fantasmi dei personaggi dell’ultimo dramma incompiuto di Luigi Pirandello, I giganti della montagna, e dagli attori che li interpretano. Essi vagano alla ricerca di un teatro che non c’è più: il Teatro La Giostra, piccolo teatro di territorio ai Quartieri Spagnoli, chiuso dall’amministrazione comunale ormai da sei anni.

Ilse, l’attrice, una donna con un logoro abito di scena, tutta bagnata e che forse si è persa, è tornata. È in mezzo a loro. Lei condurrà il pubblico per un breve tratto di via Toledo, dove incontrerà altri personaggi, figure fantastiche ed evocative legate al teatro pirandelliano, passando per via Speranzella, dinanzi alle porte ancora chiuse a doppio catenaccio del Teatro La Giostra.

L’apparizione di Cromo e del suo attore darà il via al percorso, che partirà da Piazza Municipio alle ore 21. Proseguirà in mezzo al traffico di via Imbriani e alla fiumana di gente in via Toledo che si riversa dai vicoli, costeggiando la Galleria Umberto, attraversando Piazza Trieste e Trento, fino ad arrivare alla perdita d’occhio di Piazza Plebiscito, intorno alle 21:50.

Questa immagine/metafora della condizione del teatro e dell’arte in genere nel nostro tempo sarà per Ilse, attrice, donna, apolide, superstite, uno sturm und drang emotivo ed espressivo.

Così la Sgricia e la sua bambina interiore nascosta nel cappotto magico, Maddalena, artista di strada gravida che dispensa fogli di appunti sul finale in cambio di baci, Ferdinando e Nannina, posteggiatori marito e moglie, guidati da una danzatrice deus ex machina, essenza del teatro stesso — ossia l’ombra del mago Cotrone — consegneranno al pubblico in cammino ciascuno una tessera del mosaico che solo arrivando all’interno del Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale potrà ricomporsi, grazie all’apparizione del personaggio di Ilse e della sua attrice.

Il-sè è tornata a casa. Ma cosa resta della sua casa? Che significa tornare a casa? Per un essere umano, per un attore, per un’attrice? Lei questa esperienza la condividerà col pubblico presente. Per strada. Sulla soglia di quello che era stato un teatro di quartiere per tanti anni.

Arrivati finalmente a Palazzo Reale, le luci si abbasseranno e lei comincerà a cantare la sua storia: il presente, il passato, il futuro in un’unica soluzione — l’epilogo dello spettacolo. Il pubblico assisterà a un viaggio attraverso il repertorio sognato, interpretato e cantato dell’attrice, legato indissolubilmente alla sua infanzia.

Sarà proprio lei, attraverso il racconto della sua storia, a contribuire a consegnare al pubblico e agli altri attori e personaggi in scena finalmente un finale, della durata di circa 30 minuti, metafora emblematica legata all’incomunicabilità tra il mondo dei giganti e quello degli artisti.

Qual è il senso del teatro per una comunità che non lo sente più come un’esigenza vitale per le decisioni che deve prendere sulle regole della sua convivenza? La magia del rito collettivo può ancora avvenire?

Chi sono io? domanderà Ilse agli spettatori.