Lo spettacolo è parte del Focus “NOW MED, BEYOND SWANA”.

CON HANANE HAJJ ALI
IDEAZIONE, TESTO, PERFORMANCE HANANE HAJJ ALI
REGIA ERIC DENIAUD
DRAMMATURGIA ABDULLAH ALKAFRI
LUCI SARMAD LOUIS, RAYYAN NIHAWI
DIREZIONE TECNICA JAMES CHEHAB, KARAM ABOU AYACHE
SUONO WAEL KODEIH, JAWAD CHAABAN
COSTUMI KALABSHA, LOULOUA ABDEL BAKI
COORDINAMENTO E SOTTOTITOLI MOHAMMAD ITANI
TRADUZIONE DANIELA POTENZA
FOTO MARWAN TAHTAH
CO-PRODUZIONE ARAB FUNDS FOR ARTS AND CULTURE (AFAC) – PRODUZIONE IN COLLABORAZIONE CON HEINRICH BÖLL STIFTUNG – MENA OFFICE (BEIRUT).
CON IL SUPPORTO DI INSTITUT FRANÇAIS DU LIBAN / THE BRITISH COUNCIL / SHAMS ASSOCIATION / COLLECTIF KAHRABA / AL MAWRED ATHAQAFY (CULTURAL RESSOURCE) / MOUSSEM (BE) / ZOUKAK – FOCUS LIBAN 2016 / ARTAS FOUNDATION / ORIENT PRODUCTIONS / VATECH / KHALIL WARDÉ SAL

SALA ASSOLI
2 LUGLIO 2025, ORE 21:00
3 LUGLIO 2025, ORE 21:00
DURATA 1H E 30 MINUTI

Hanane, una donna cinquantenne, fa il suo jogging quotidiano per le strade di Beirut per combattere l’osteoporosi, l’obesità e la depressione. Mentre corre, rievoca i suoi sogni, i suoi desideri, le sue disillusioni. Gli effetti di questa routine quotidiana sono contraddittori: stimola nel suo corpo due ormoni, la dopamina e l’adrenalina, che, a turno, si rivelano distruttivi e costruttivi all’interno di una città che distrugge per costruire e costruisce per distruggere. Da sola in scena, interpella frequentemente il pubblico. Evocando personaggi di Euripide, Pasolini, Heiner Muller e Shakespeare, Hanane, la donna e la madre, svela la sua identità incarnando diversi volti di Medea che si intrecciano come bambole russe.

Hanane jogs daily through the streets of Beirut to fight osteoporosis, obesity, and depression. As she runs, she revisits her dreams, desires, and disappointments, by mirroring a city that builds to destroy and destroys to build. Alone on stage, she frequently addresses the audience. Channeling figures from Euripides, Pasolini, Heiner Müller, and Shakespeare, Hanane – woman and mother – reveals herself through shifting incarnations of Medea.


Nota d’intenti

«Non voglio essere sepolta, Mamma, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi e il mio cuore siano ricoperti di polvere. Non voglio nulla che possa legarmi a questo paese… Lo rinnego.»
Sono sempre stata affascinata dal personaggio di Medea, un ruolo che ho sempre sognato di interpretare, ma non riuscivo a capire come una madre potesse uccidere i propri figli per qualsiasi motivo. Il giorno in cui vidi mio figlio di sette anni, colpito da un cancro, contorcersi dal dolore, desiderai porre fine alle sue sofferenze a ogni costo. In quel momento compresi che in me dormiva una Medea e che rappresentavo soltanto una delle sfaccettature di questa eroina della mitologia.
Così iniziai a cercare tutte le altre Medea. Chi sono, in una città logora fino al midollo come Beirut?
Osservai la mia città, ascoltai i suoi sussurri, e venni a sapere di Yvonne, che aveva ucciso le sue tre figlie prima di togliersi la vita. Aveva registrato un video della sua messa in scena macabra per inviarlo a suo marito, il quale conduceva una vita dissoluta negli emirati del Golfo.
E poi Zahra si inserì nella storia.
Giovane donna tradizionale della periferia sud di Beirut, aveva lasciato tutto per sposare un militante di un partito ultra-religioso. Dopo aver avuto tre figli, lui la lasciò per sposarne un’altra. Lei, rimasta sola, li allevava e dava loro come unico ideale quello di morire da martiri. I suoi desideri si avverarono: i tre figli sono morti, i primi due al confine meridionale del paese e il terzo in Siria.
Tante Medea quanti sono i percorsi delle donne in un mondo disgregato.