UNA CREAZIONE COLLETTIVA DI/A JOINT WORK BY REGGIE (REGG ROC) GRAY E/AND PETER SELLARS
CON LA COMUNITÀ DI DANZA/WITH THE MEMBERS OF FLEX – FLEX COMMUNITY DI NEW YORK
REGIA/DIRECTED BY PETER SELLARS, REGGIE (REGG ROC) GRAY
DISEGNO LUCI, SCULTURE & DESIGN/LIGHT AND SCULPTURE DESIGN BEN ZAMORA
SOUND DESIGN GARTH MACALEAVEY
COSTUMI/COSTUME DESIGN GABRIEL BERRY MUSICA/MUSIC EPIC B
COMMISSIONATO E PRODOTTO DA/COMMISSIONED AND PRODUCED BY PARK AVENUE ARMORY

date/dates 2 luglio/july h 21.00
3 luglio/july h 19.00
luogo/venue teatro augusteo
durata/running time 1h 30min
lingua/language spettacolo senza uso di parole/show without words
paese/country stati uniti/united states

“Flex è una cultura della danza che è nata a Brooklyn. Flex significa danza con un messaggio politico. Le origini di Flex sono nella musica e nella cultura dei locali di ballo giamaicani,” dice Reggie (Regg Roc) Gray, uno dei due registi. “Flex è uno stile caratteristico dell’Era dell’Informazione. La danza riesce in un modo tutto suo a semplificare argomenti molto complessi e problemi della vita. È più efficace di qualunque insegnante, politico o sacerdote.”
I due stili fondanti di flex sono il dancehall, uno stile di ballo popolare, e il bruk-up, uno stile più aggressivo caratterizzato da temi specifici. Un terzo elemento alla base di flex è il racconto di storie personali. Un fenomeno elettrizzante e contagioso che ha trovato sede all’interno del Park Avenue Armory di New York, ma che nasce e si sviluppa a partire dalla cultura della comunità di East New York, un quartiere di Brooklyn.
Flex è un linguaggio del corpo, innovativo e post-moderno, che si fa espressione e denuncia di ferite sociali e personali profonde. “Flex è una forma urgente e spettacolare di espressione totale – emotiva, politica, spirituale – elevata attraverso il virtuosismo e l’improvvisazione trascendente volti al superamento di qualunque ostacolo – una risposta al mondo visionaria, profetica, altamente creativa, espressa in un linguaggio inventato da una nuova generazione di artisti e cittadini” nelle parole di Peter Sellars, uno dei due registi.
Lo spettacolo, di grande potenza e vigore, ha debuttato nel marzo 2015 all’interno del Park Avenue Armory Drill Hall, con la regia visionaria di Peter Sellars e Reggie Gray che si sono affidati all’energia dei danzatori e alle loro improvvisazioni free-style. Ora la “comunità flex” arriva a Napoli con una compagine di 15 ballerini, i flex dancers, per mostrare questo nuovo modo di raccontare storie attraverso la danza. La performance può avere carattere collettivo “di gruppo” o di “solo” individuale ed è frutto delle creazioni degli stessi ballerini, nate da improvvisazioni d’ensemble,
FLEXN è uno spettacolo basato su stati emotivi e temi autobiografici, ma esprime anche protesta e pulsioni di ribellione contro l’ingiustizia, la discriminazione razziale e la violenza del duro sistema sociale americano. La prima scintilla di questo spettacolo è stato un tragico episodio di cronaca, la morte di Eric Garner, un afro-americano ucciso da un poliziotto bianco, a cui, pochi mesi dopo, seguì l’uccisione di un ragazzo nero, Michael Brown, in Missouri. L’uccisione dei neri in America non è storia inedita, ma questi due casi sono stati filmati e la successiva diffusione dei video attraverso i social network ha scatenato una vasta reazione nell’opinione pubblica. In quel periodo Sellars e Gray stavano iniziando il workshop per la loro nuova creazione FLEXN. Il lavoro si è evoluto in risposta a questi eventi: i ballerini, muovendosi al confine tra danza e teatro fisico, seguono ritmi che rimandano a una varietà di stati d’animo nei confronti della durezza e delle gioie del quotidiano e della brutalità della polizia.
Sellars, che già nel suo Desdemona aveva affrontato il tema delle ingiustizie razziali, si avventura in una lettura dell’America come terra di discriminazioni e sottolinea che «l’arte deve stimolare l’immaginazione e guardare verso orizzonti migliori. Qui non facciamo sit-in di protesta, ma FLEXN potrebbe essere un dance-in – conclude – perché questa generazione non è seduta.»
La danza è una forma di linguaggio pubblico, crea spettacolo: in questo modo FLEXN può divampare come un incendio e scatenarsi come voce di protesta che, ancora una volta, parte dal linguaggio dei corpi.