DI MARCELLO COTUGNO
UN PROGETTO DI NADIA CARLOMAGNO, MARCELLO COTUGNO
CON NADIA CARLOMAGNO, FRANCESCO MARIA CORDELLA
E LE ALLIEVE/I DEL MASTER IN TEATRO, PEDAGOGIA E DIDATTICA DELL’UNIVERSITÀ SUOR ORSOLA BENINCASA DI NAPOLI: PAOLO CAPOZZO, ANTONELLA DURANTE, GRAZIANO PURGANTE, GIULIA SCOGNAMIGLIO, ANNA SIMEOLI
REGIA, PROGETTAZIONE VIDEO E COLONNA SONORA MARCELLO COTUGNO
LUCI PASQUALE MARI
COSTUMI IRMA CIARAMELLA
SCENE A CURA DELLE ALLIEVE/I DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI NAPOLI: JIA CHENGHAO, FABIO COSIMO, ALESSANDRO FRAIA, GAO JING, ASSUNTA LA CORTE, GIORGIA LAURO, CECILIA MARCUCCI, WU YONGQI GRACA, GENNARO MONFORTE, FRANCESCO DOMENICO D’AURIA
AIUTO REGIA E COLLABORAZIONE ALLA DRAMMATURGIA ARIANNA CREMONA
ASSISTENTE ALLA REGIA FIORENTINA MERCALDO, MARTA FINOCCHIARO
UNA PRODUZIONE ACTS – ASSOCIAZIONE CULTURALE TOP SPIN
IN COLLABORAZIONE CON MASTER IN TEATRO, PEDAGOGIA E DIDATTICA. METODI TECNICHE E PRATICHE DELLE ARTI SCENICHE DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI SUOR ORSOLA BENINCASA DI NAPOLI, ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI NAPOLI
SI RINGRAZIANO TEATRO AUGUSTEO DI NAPOLI, IL TEATRO CORTESE DI NAPOLI, L’UNIVERSITÀ SUOR ORSOLA BENINCASA DI NAPOLI, IRENE ALISON, LUIGI FERRIGNO, ALESSANDRO RISULEO, GIOVANNI MADONNA, MARTINA GLENDA, GIULIANA PISANO, GIUSEPPE ROMANELLI, MANUELA MASI, VALERIA VADALÀ, RAAELLA ALBERGO, VALENTINA ANTONAROS, LUCA MARIA AQUINO, IMMACOLATA BISOGNO, EMILIA BRESCIA, PAOLA BROVERO, MARIACARMELA BRUZZESE,
FORTUNA CAPOLONGO, VALENTINA CLEMENTE, FEDERICA D’AURIA, SARA DE PIETRO, DEBORAH DI FRANCESCO, ANTIMINA FLAGIELLO, ALBERTO GROSSO, GUGLIELMINO SALVATORE, JOELA LAGHI, TIZIANA LOREDO, ANGELA LOIODICE, SALVATORE MAZZA, SANTO NICITO, GIORGIA SARIGU, SERENA SCHIANO, ANNA SIMIOLI, MARZIA SIMINANI, FRANCESCO SCOTTO, MICHELA ULLUCCI

SALA ASSOLI 8 LUGLIO ORE 19.00
DURATA 1H+30MIN DEBUTTO ASSOLUTO

2084 può considerarsi come il capitolo conclusivo di una ideale trilogia sul futuro e sulla famiglia, due temi da sempre oggetto del mio interesse, che ho iniziato ad esplorare sin dall’anno 2000. In quell’anno, infatti, scrissi e diressi Anatomia della morte di… (vincitore del premio “7 spettacoli per un nuovo teatro per il 2000”, indetto da Mario Martone, allora direttore del Teatro Argentina di Roma), un testo che analizzava il disagio esistenziale di un giovane uomo alle soglie del terzo millennio: l’aspra lotta con i genitori, colpevoli di non comprendere ansie e speranze delle nuove generazioni, ma anche la semplice noia, malattia del benessere e della borghesia, erano i conflitti che spingevano il protagonista al suicidio. La tecnologia, in Anatomia…, era presente nella forma di due megaschermi connessi alla rete per tutta la durata dello spettacolo (con tecnologia ISDN), e rappresentava un ulteriore personaggio sulla scena, importante al pari degli attori protagonisti. Internet era il territorio di ricerca che il miglior amico del protagonista dragava per cercare una traccia, una spiegazione per l’assurda morte di Daniele.
Molti anni dopo, nel 2017, ho affrontato, in Liquido, lo stesso tema da un punto di vista speculare: quello della generazione dei padri, immaginando una famiglia in cui fosse il padre ad abbandonare le figlie, colpevoli di aver contribuito, col loro spietato opportunismo, a rovinargli la vita.
L’elemento tecnologico era qui rappresentato da una apparentemente miracolosa terapia sperimentale, simile a quella, di origine militare, chiamata deprivazione sensoriale. Guido, il protagonista, dopo aver perso la moglie, si sottopone a questo trattamento in Giappone e ne riemerge profondamente cambiato, al punto da tornare a Roma e trovare la determinazione per abbandonare le figlie. Con 2084 la mia ricerca è approdata su altri territori. Partendo, infatti, da letture e visioni sulla Cina, un mondo con cui sempre più dalla pandemia alla definizione dei nuovi equilibri economici e di potere sullo scenario globale stiamo accorciando le distanze, ho avuto modo di immergermi in una cultura affascinante e terribile, ricca di straordinarie intuizioni e drammatiche contraddizioni. Letture come Red Mirror di Simone Pieranni o visioni come Stay Awesome China! di Winston SerpentZA Sterzel, sono state per me il volano per costruire un mondo narrativo che, prendendo spunto dal presente cinese, immagina un futuro non troppo lontano in occidente. In 2084 il mondo occidentale ha subito una forte colonizzazione culturale proprio da parte della Cina: molti termini di uso comune non sono più mutuati dall’inglese ma dal cinese, lo stato impone un controllo massiccio sull’individuo, la dimensione collettiva/pubblica ha annientato quella personale/privata.
Al singolo non resta che rifugiarsi nell’orizzonte virtuale per coltivare speranze e sentimenti: ecco perché il metaverso è diventata l’unica possibile fuga, grazie alla quale la dimensione claustrofobica della casa si apre su paradisi artificiali, in cui sognare altre vite possibili.
In 2084, quindi, la disumanizzazione della società fa da sfondo alle tensioni familiari, mettendo in evidenza l’irrigidimento delle gerarchie sociali e come questo si ripercuota nelle vite dei singoli. Perseo, Atria e i loro due figli, Izar e Alhena (sono tutti nomi di stelle), si dimenano in questo habitat che a tratti ci appare familiare, a tratti distopico e incomprensibile, cercando ognuno un senso e una direzione alle proprie vite in bilico. Ognuno porta avanti la propria battaglia: Perseo e Atria non riescono ad uscire dalla soglia di povertà a causa di un funzionario corrotto, Izar, nella dimensione virtuale dove ha trovato rifugio, incontrerà la realtà di un’amara delusione d’amore, e Alhena, in quella che è l’unica iperbole tecnologica del testo, cercherà una nuova identità attraverso tecniche sperimentali di criogenica. Lo spettacolo cerca, nella sua cifra minimale scena e sfondi bianchi, proiezioni video a tutto schermo provenienti dal metaverso di fondere dimensioni e stili teatrali differenti, passando da quello relazionale delle scene di interno familiare a quello brechtiano dei monologhiracconto dei protagonisti, per arrivare alle astrazioni formali proprie del teatro postdrammatico. Nonostante la presenza narrativamente determinante della dimensione tecnologica, il tentativo è quello di mantenere viva la forma teatrale del progetto. La tecnologia non vuole mai tradursi in un mero effetto speciale, ma vuole essere parte integrante della drammaturgia, amplificandone la profondità strutturale. Anche la ricerca musicale è stata di fondamentale importanza: la colonna sonora utilizza esclusivamente band e musicisti cinesi e asiatici, molti dei quali completamente sconosciuti al pubblico occidentale. Da Omnipotent Youth Society, gruppo cult di Qinhuangdao (la città dove, dal mare, sorge la Grande Muraglia) a Dj Desa e Isky Riveld, dj indonesiani creatori del genere funkot, per finire a Dj TIK TOK, nomen omen.
Le scene sono state realizzate dagli allievi del Prof. Luigi Ferrigno, docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli: Jia Chenghao, Fabio Cosimo, Alessandro Fraia, Gao Jing, Assunta La Corte, Giorgia Lauro, Cecilia Marcucci, Wu Yongq. I costumi, ispirati alle immagini del fotografo cinese Ren Hang, da Irma Ciaramella, le luci eleganti e minimali da Pasquale Mari.
Due validissimi collaboratori, Gennaro Monforte e Francesco Domenico D’Auria, mi hanno affiancato nella progettazione video. Mentre Arianna Cremona, auto regista, ha dato il suo prezioso contributo alla drammaturgia. Nel cast, accanto a due attori di grande esperienza e talento come Francesco Cordella e Nadia Carlomagno, un gruppo di allievi attori del Master Teatro Pedagogia e Didattica del Suor Orsola Benincasa, ideato e diretto da Nadia Carlomagno che, assieme a me, ha fortemente voluto e coideato il progetto su Distopia e Metaverso da cui è partito il testo 2084: Paolo Capozzo, Antonella Durante, Graziano Purgante, Giulia Scognamiglio, Anna Simeoli.
Alla fine, in questa visione di un futuro prossimo, rimangono solo tante domande. Rimane il disorientamento di trovarsi di fronte a un’aporia da noi stessi creata. Che direzioni prenderà l’umanità? Torneremo alla terra? Ci perderemo definitivamente in una dimensione virtuale? Scompariremo in una sesta estinzione di massa o riusciremo a trovare una integrazione tra ecologia e tecnologia?

Marcello Cotugno