DI GIOVANNI GRECO
DA I SEGUGI DI OSSIRINCO E DA VUOTI (EINAUDI 2008)
DI TONY HARRISON
TRADUZIONE, ADATTAMENTO E REGIA GIOVANNI GRECO
CON EUGENIO MASTRANDREA, JARED MC NEILL, NIKA PERRONE
E CON GIOVANNI GRECO, LAURA PANNIA, ALESSIO ESPOSITO
AIUTO REGIA DEBORAH MALATESTA
MUSICHE DI DANIELA TROILO E FABIO DE VINCENTI
E CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI SIAN THOMAS
PRODUZIONE GRUPPO DELLA CRETA
Teatro Mercadante
26 giugno, ore 21:30
Durata 1 ora e 10 minuti
Debutto assoluto
The Trackers of Oxyrhynchus (I Segugi di Ossirinco), uno dei testi teatrali più noti di Tony Harrison, andato in scena per la prima volta nell’antico Stadio di Delfi in Grecia nel 1988, è stato ripreso dall’autore che ne ha curato anche la regia al Royal National Theatre di Londra nel 1989.
I Segugi di Ossirinco nasce come riscrittura di un dramma satiresco di Sofocle, andato perduto nella tradizione manoscritta e riscoperto in forma frammentaria tra le sabbie di Ossirinco (Egitto) nel 1907 dai due papirologi inglesi Grenfell e Hunt. È proprio dalla vicenda storica che parte Harrison, mettendo in scena i due papirologi che scavano freneticamente alla ricerca di preziosi papiri, aiutati da un coro di svogliati operai locali (Fellaheen). Ma, secondo una prassi che gli è cara, subito la storia si contamina con il mito: Grenfell e Hunt ritrovano gli Ichneutai di Sofocle e la loro ansia di ritrovamenti li tramuta nei protagonisti del dramma, Apollo e Sileno, che cercano le vacche sottratte ad Apollo dal piccolo Ermes, coadiuvati dal coro degli operai nel frattempo divenuti Satiri. Troveranno il piccolo ladro, ma scopriranno che le vacche non ci sono più e che dalle loro interiora, unite al guscio di una tartaruga, Ermes ha inventato la prima lira, di cui Apollo s’impossesserà, diventando dio della musica e della poesia. Il passaggio ulteriore consente a Harrison la ricontestualizzazione definitiva della situazione storico-mitica: Apollo ricompensa i Satiri, veri artefici del ritrovamento, ma poi li esclude per sempre dai piaceri che la lira produce e produrrà in futuro, in quanto portatori di una umanità minore, loro che sono mezzi uomini e mezzi animali.
Il finale del testo immagina proprio l’esplosione di questo conflitto in termini moderni tra cultura egemonica e culture subalterne: i Satiri diventano Hooligans violenti e poi barboni homeless che stracciano la scenografia, costituita dal papiro ritrovato, per farne coperte, tende per accamparsi, carta igienica. L’alto e il basso, l’antico e il moderno sono destinati a non incontrarsi, a scontrarsi, a non capirsi tragicamente: Apollo farà scuoiare Marsia, fratello di Sileno che ha osato irrompere nel mondo della cultura alta, nobile, vendicativa.
A partire dalle suggestioni di questo testo, si inanelleranno poesie, frammenti di interviste, prese di posizione che legano Harrison con la sua Ossirinco italiana, piena di reperti memorabili, Napoli (sua città italiana preferita): Piazza Sannazzaro, Mimmo Perella non è più (il suo primo film ambientato a Napoli), la tomba di Virgilio, Reading the rolls con i papiri di Ercolano fino alle sue poesie più note e più amate in Inghilterra da Long Distance (poesia preferita da Daniel Radcliffe) alle poesie di denuncia sulla Guerra del Golfo. Un modo per raccontare la biografia esemplare di uno dei più grandi poeti e drammaturghi dell’Inghilterra del secondo Novecento attraverso le sue opere più significative.


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