Tratto da Festa al celeste e nubile santuario e Ragazze sole con qualche esperienza 

DI 
ENZO MOSCATO
DRAMMATURGIA E REGIA ARTURO CIRILLO
REGISTA ASSISTENTE ROBERTO CAPASSO
COLLABORAZIONE ARTISTICA ANNALISA D'AMATO 
ASSISTENTI ALLA REGIA NICCOLÒ DI MOLFETTA, ISABELLA RIZZITELLO (ALLIEVI REGISTI DEL SECONDO ANNO TRIENNIO 24 – 27 DELLA SCUOLA DEL TEATRO DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE)
CON GIULIA ALFANO, PIETRO CARFÌ, CARLA D'AVINO, FRANCESCO DE FUSCO, MARCO FILOSA, NICOLE ESTER FOCACCI, EMMA LA MARCA, FIAMMA LEONETTI, SARA MARZULLO, ANNA PIMPINELLI, GABRIELE ROMAGNOLI, GERARDO SIRICO, LORENZO VACALEBRE (ALLIEVI ATTORI DEL SECONDO ANNO TRIENNIO 24 – 27 DELLA SCUOLA DEL TEATRO DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE)
PRODUZIONE TEATRO DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE 


Ridotto del Mercadante

17 giugno, ore 19:00
Replica 18 giugno, ore 21:00 

Durata 1 ora e 30 minuti 

 

A due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato, Arturo Cirillo rende omaggio al grande autore napoletano affidando ai giovani artisti della Scuola del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale un percorso creativo su due testi tra i più emblematici della sua produzione.
Insieme ad Annibale Ruccello e Manlio Santanelli, Moscato è stato un importante esponente della nuova drammaturgia napoletana sviluppatasi negli anni Ottanta. Nel corso di oltre quattro decenni, ha combinato la tradizione drammaturgica napoletana con pensatori del Novecento come Artaud, Genet, Lacan, Pasolini. La sua scrittura, un musicale e agile impasto di dialetto napoletano, italiano, francese, spagnolo, inglese, tedesco, greco, latino, ha saputo diventare materia e scena, esplorando in profondità l'animo umano e la fragilità concreta e metaforica della città di Napoli. 

NOTE DI REGIA 

La Scuola del Teatro Nazionale di Napoli presenta un lavoro degli allievi del secondo anno su due testi della prima fase dell'opera di Enzo Moscato: Festa al celeste e nubile santuario del 1983 Ragazze sole con qualche esperienza del 1985. Moscato aveva intorno ai trentacinque anni e, in pieni anni Ottanta, si praticava, con grande successo e sostegno critico, un teatro non di parola e dove il testo non era il centro dell'operazione. Moscato, come anche il suo amico Annibale Ruccello, proponeva invece, e in controtendenza, un teatro decisamente di parola. Nel caso di Moscato una parola onomatopeica, napoletana ma non solo, concreta ed astratta, realistica e poetica, che si rifaceva alla tradizione ma vi immetteva una corporalità, direi una sensualità, ondivaga e a suo modo di rottura e provocatoria. Poi la sua scrittura è divenuta sempre più onirica e anti teatrale. Per lavorare con dei giovani allievi di teatro ho pensato che fosse meglio farlo su dei testi che conservassero ancora una qualche canonicità. Certo in Moscato la trama è esile, la musicalità del testo detta il ritmo, la coralità è frequente. Da questo è nata l'idea, proprio in fase di prova, di non dare dei doppi o tripli ruoli, ma di rendere i personaggi dei due testi scelti attraverso una coralità. Vari allievi e allieve sono raggruppati insieme su un unico personaggio, questo per permettere anche un lavoro d'ascolto e di intonazione tra di loro, a prescindere da chi è napoletano e chi non lo è. Un accordarsi di voci e corpi, per un corale, a volte disarmonico o spezzato. I nostri allievi hanno così sperimentato un lavoro sul testo meno psicologico e individuale, fuori dall'io e più nel noi. 
Il lavoro che vi presentiamo va accolto, ascoltato e guardato stando dentro e fuori dal senso, per trascendere e divertirsi, andando altrove, dove non sempre si sa. Ma anche qui sta il bello: la formazione come viaggio nello sconosciuto, per conoscere sé stessi e chi ci sta attorno, per fare un teatro insieme. 

Arturo Cirillo