Rivoluzione in zona intima 

DI FABIO CASANO
REGIA GENNARO MARESCA
ASSISTENTE ALLA REGIA ADRIANA SERRAPICA
CON CHIARASTELLA SORRENTINO
DISEGNO LUCI SIMONE PICARDI
MUSICHE RAFFAELLO BASIGLIO
COSTUMI GIULIA CONTRASTATO E MICHELA CANTELLI
ORGANIZZAZIONE ROBERTA DE PASQUALE
PRODUZIONE B.E.A.T. TEATRO  

Teatro Tedér
26 giugno, ore 21:00

Durata 50 minuti

Debutto assoluto

 

1789. Il terzo stato proclama la Rivoluzione Francese che si conclude con la caduta della monarchia e l’esecuzione di Maria Antonietta. Stesso anno, Napoli, tra il popolo si forma un’evidente corrente complottista contro la regina Maria Carolina.

È questo il motore principale di Queen Bidet, che vuole essere il racconto di una massa che si fa voce sola e assale lo straniero.
Maria Carolina è l’individuo che integra in sé gli stessi contrasti della massa, l’individuo in rivolta con il suo doppio, giovane e vecchio, innovatore e radicato, il sé politico e persona.
Attraverso la sua figura, il racconto si fa universale: qualsiasi regina, qualsiasi cittadino, qualsiasi “terzo stato” chiamato a scegliere se dissolversi nella folla o affermare la propria singolarità.
La sua azione, forse ultima e disperata, è portare davanti alla massa l’oggetto che più la identifica. Il suo meraviglioso trono: un bidet. Simbolo della sua innovazione e suo stesso tormento.
Il bidet è l’oggetto che lei ha tanto desiderato, come il potere, come l’essere donna e amante e madre. Arrivato dalla Francia, conosciuto ai più come “strumento di lavoro da meretricia” e pertanto visto di cattivo occhio dal popolo.
Maria Carolina è quello stesso bidet, sporco, perverso e libero. Uscire dal palazzo e portare il bidet in piazza è portare sé stessa nuda davanti a tutti. Sa benissimo che ad aspettarla c’è la stessa morte della sorella, ma Regina Bidet combatte, danzando con il suo trono in piazza mentre aspetta di essere sbranata dalla massa.
Queen Bidet è la fine dell’espressione dell’individuo a servizio della glorificazione di una massa sovrana. È il movimento di un popolo che giustamente diventa democrazia distruggendo i simboli del potere, e dello stesso popolo che 200 anni dopo è monarca di sé stesso. Un’indagine ironica sul populismo, sull’identità nazionale e sulla difficoltà di conciliare rivoluzione collettiva e libertà individuale.
Prima di una rivoluzione di massa, forse è necessaria una rivoluzione in zona intima.


NOTE DI REGIA  

Queen bidet è un progetto sul potere, che usa come pretesto lo spaccato storico di Napoli del 1789, ma usato per raccontare l’Italia contemporanea.
La scelta del bidet nasce dal fatto che tale oggetto è, indubbiamente, sia un simbolo di libertà che un tabù, e in quanto tabù va abbattuto. Rappresenta infatti, nel nostro immaginario, le restrizioni che nella società moderna la donna è costretta a subire, il suo non essere davvero libera.
Lo spettacolo ha al centro la figura di una donna: Maria Carolina D’Asburgo, una donna che si unì alla casata borbonica di una Napoli in bilico tra povertà estrema ed esplosione culturale. La scelta della regina Maria Carolina nel nostro narrare si deve al fatto che fu la prima regnante ad introdurre un bidet nei suoi palazzi, ma soprattutto fu un esempio di donna, una donna amante della cultura, che promosse l’apertura di giornali di informazione a Napoli, che sostenne l’emancipazione femminile e che morì esule in Sicilia da sola ai margini di una Italia pre-unificata.
Nell’inventario degli oggetti appartenuti alla regina si trovò, dopo la sua “caduta”, appunto, il famoso bidet, “uno strano oggetto a forma di chitarra” che poi si scoprì essere un prototipo che la sovrana si era fatta mandare direttamente dalla Francia.
Lo spettacolo, servendosi della metafora del bidet e della figura di Maria Carolina, porta avanti una retrospettiva sulla figura della donna/regina, rendendola universale e senza tempo e, contemporaneamente, sul popolo napoletano analizzandone le varie sfaccettature nel corso dei secoli.
Sulla scena questa donna, Maria Carolina regina, racconterà infatti dei suoi giorni di governo, della compassione verso un popolo “strambo” intriso di poesia e ignoranza. Un doppio piano di lettura in cui il passato e il presente si fondono in un gioco ambiguo di riferimenti, a volte espliciti altre volte velati, della Napoli e dell’Italia di oggi.
Maria Carolina è lo straniero accolto, in una Napoli musicale e giocosa ma capace di grandi spinte rivoluzionarie; una Napoli viva e vegeta, che reagisce e che è tristemente l’opposto di quella che è oggi, segnata da passività e lamentele.
Al centro, sempre, la figura di una regina austriaca di nascita, che fu ben accolta dal popolo napoletano, a lei devoto per l’estrema apertura e accettazione delle tradizioni e abitudini locali, ma crudelmente contro di lei quando lo spirito rivoluzionario francese invase anche il regno delle due Sicilie. Una donna complessa e controversa, con una forte personalità, che seppe imporsi in un mondo dominato dagli uomini.  

Gennaro Maresca