CON ELIO PECORA
Terrazza prospiciente il Giardino Romantico, Palazzo Reale di Napoli
17 giugno, ore 19:00
Durata 1 ora
Io non sapevo, no, quando cantavi
– forse d'aprile, nella stanza accanto –
che tu eri la madre, ch'ero il figlio.
T'ascoltavano i monti e le pianure,
le rondini acquietate nelle gronde
e io incantato sul cuscino bianco…
Elio Pecora ha corso l'avventura di restare, come suona il titolo che fa da forziere ai versi della sua vita. E l'ha fatto con una naturalezza e una libertà non usuali. In lui la madre biologica e le madri letterarie – Elsa de' Giorgio, Elsa Morante, Amelia Rosselli – si sono fuse in una ricerca incessante di una cadenza che potesse accompagnare gesti e sentimenti, trasformandosi in un canto.
SEZIONE LETTERATURA
A CURA DI SILVIO PERRELLA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
COORDINAMENTO ARTISTICO BRIGIDA CORRADO
DIREZIONE ORGANIZZATIVA DORA DE MARTINO E GEPPI LIGUORO
COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO ROBERTA VERDILE
COORDINAMENTO TECNICO GIANNI ROSSIELLO
SEGRETARI DI PRODUZIONE VALENTINA CEPOLLARO E MATTEO DE LUCA
COMUNICAZIONE E MARKETING FRANCESCA LIGUORO
SOCIAL MEDIA MANAGER ROSA LO MONTE
GRAFICA ELENA CEPOLLARO
FOTOGRAFIE ANNA ABET
Ma'
Il Ma' lo vedi sulla pagina e non sai davvero da dove cominciare. È un avvertimento, uno sbuffo, l'inizio di un attacco d'ira?
Grammaticalmente ci troviamo dinanzi a una congiunzione di tipo avversativo; il ma ci viene alle labbra quando abbiamo la necessità di precisare qualcosa, facendo fare alla frase una curva improvvisa, una parabolica di precisazioni.
I ma nell'oggi proliferano, s'infittiscono; visto che nulla va come dovrebbe andare, eccoci a pronunciare questa molecola linguistica al contempo allargando le braccia in segno di resa. Ma'!
Ma' è anche la prima sillaba che pronunciamo lallando in attesa di dire mamma: ma'. E in un processo insieme antico e futuribile ci sentiamo più a nostro agio pensando a una Matria che accolga, piuttosto che a una Patria che divida.
Ma' è anche l'iniziale della parola mare; e in genovese basta metterci su un doppio accento e le scoscese strade che portano al mare prendono il ritmo della musica e della voce di Fabrizio De André.
Sono solo alcuni esempi di come una piccola sillaba possa mettere in moto un processo immaginativo che proveremo a condividere con gli spettatori della nostra rassegna di poesia.


![CTF26_PALADINO_2560x500px[45]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2026/05/CTF26_PALADINO_2560x500px45.png)

