IDEAZIONE, REGIA E PERFORMANCE SARA LUPOLI
IMMAGINI E VIDEO STEFANO GARGIULO – KAOS PRODUZIONI
PROGETTAZIONE DIGITALE ILARIA PALMIERI
CONSULENZA TECNICA ANTONIO SPAGNUOLO
PAESAGGIO SONORO JULIA PRIMICILE CARAFA
COSTUMI ANDREA IACOMINO E ANNA GIORDANO
SPAZIO SCENICO ANNA ORABONA
DISEGNO LUCI SIMONE PICARDI
GRAFICA SOFIA DE CAPOA
CURATELA E PROMOZIONE ELEONORA TEMPESTA
COPRODUZIONE CASA DEL CONTEMPORANEO, ART GARAGE
CON IL SOSTEGNO DE IL TORCHIO

Sala Assoli
27 giugno

Ore 18:00
Ore 19:00
Ore 20:00
Ore 21:00

Durata 30 minuti

Debutto assoluto


LYDIA – I corpi dietro la voce
è un’installazione performativa immersiva dedicata a Lydia Simoneschi, storica doppiatrice italiana che ha prestato la voce ad alcune delle più celebri attrici del cinema internazionale, diventando una presenza invisibile ma profondamente radicata nell’immaginario collettivo di intere generazioni. A partire dalla sua eredità sonora, il lavoro esplora la relazione tra voce, corpo e memoria, assumendo l’atto del doppiaggio come metafora del nostro modo di incontrare l’altro.
Il progetto nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che nella voce resta invisibile: la sua fisicità, la sua presenza emotiva, la sua capacità di attraversare i corpi e di trasformarli.
Le sue voci, riascoltate e riattraversate, ritornano come presenze fisiche, tracce di corpi che continuano a vibrare attraverso noi. Una voce che ha abitato centinaia di corpi altrui diventa qui dispositivo poetico e politico: il punto di partenza di un viaggio sensoriale che interroga la nostra relazione con la voce, con il corpo e con la memoria tecnologica che ci circonda. Una voce che tutti abbiamo ascoltato, senza conoscerne il volto; una voce che ha plasmato la nostra immaginazione affettiva e collettiva.
La drammaturgia si costruisce attraverso frammenti di film da lei doppiati che si fondono nel paesaggio sonoro della performance. Ogni voce diventa un prisma di relazioni: potere, affetto, seduzione, dipendenza, intimità, cura. Le sfumature di tono, le risate, le sospensioni vocali, svelano dinamiche che attraversano la vita quotidiana, oltre il tempo e oltre il genere.
La densità imperfetta e vibrante della voce di Lydia Simoneschi diventa così testimonianza di una fisicità reale in un’epoca di riproduzioni e automatismi. Attraverso di essa si costruisce un archivio vivo delle trasformazioni del corpo vocale contemporaneo: un luogo dove la voce non è memoria del passato, ma materia per interrogare il presente.
LYDIA – I corpi dietro la voce tenta di restituire corporeità all’ascolto, facendo emergere la dimensione intima e politica della voce. Perché ogni voce è corpo, e ogni corpo è, a sua volta, una voce che attende di essere ascoltata.


NOTE DI REGIA
La regia di LYDIA – i corpi dietro la voce si fonda sulla relazione continua tra corpo vivo e immagine proiettata, assumendo il linguaggio del doppiaggio come principio visivo oltre che sonoro.
In scena è presente un solo corpo performativo, attraversato da molteplici presenze vocali e visive. Il performer diventa superficie di risonanza, luogo di passaggio tra memoria sonora, immagine e percezione. Non rappresenta personaggi, ma accoglie stratificazioni di voci, tensioni emotive e frammenti di immaginario collettivo.
Attraverso il body mapping, immagini e proiezioni si sovrappongono al corpo, generando una costante oscillazione tra presenza reale e presenza virtuale. Il video non accompagna l’azione scenica, ma la attraversa: si innesta sulla figura come una voce si innesta su un volto, creando un’identità mobile, instabile, continuamente mutevole.
La scenografia è trasformabile, oscillante, mai definitiva. Gli elementi dello spazio mutano funzione e percezione nel corso della performance: nulla è come sembra, eppure tutto ci riguarda intimamente. L’ambiente si comporta come un organismo sensibile, capace di ridefinire continuamente il rapporto tra interno ed esterno, tra artificio e presenza.
La scena diventa così un organismo mobile dove il corpo è superficie di scrittura, archivio visivo e spazio di risonanza. Le immagini frammentano, moltiplicano e trasformano la presenza del performer, rendendo visibile il meccanismo stesso del doppiaggio: un continuo slittamento tra identità, memoria e incarnazione.
Le proiezioni dialogano con i movimenti del corpo in tempo reale, costruendo un paesaggio visivo immersivo in cui il confine tra materia e immagine resta instabile. Il video agisce come una seconda pelle, una presenza che amplifica e altera la percezione del corpo scenico.
Anche il suono segue questa logica di attraversamento: le voci si muovono nello spazio come presenze fluide, creando traiettorie percettive che espandono la scena oltre il visibile. L’ascolto diventa una forma di contatto, una materia che modifica il modo di guardare il corpo e di percepirne la vicinanza.
La performance si articola attraverso tre assi drammaturgici, concepiti come differenti stati di attraversamento della voce e del corpo.
In Sottovoce, emergono le tonalità leggere e infantili: risate, inflessioni e melodie sottili prendono forma nello spazio attraverso corpo e immagini, generando un paesaggio fragile e immaginifico.
In Timbrata, la voce si addensa nella complessità della femminilità adulta: tensioni, desideri, potere e vulnerabilità si manifestano nella relazione tra presenza fisica e proiezione video, costruendo una drammaturgia del dettaglio e della prossimità.
In Vibrante, la voce si espande come memoria collettiva e materia viva. Il corpo scenico diventa luogo di risonanza, attraversato da stratificazioni sonore e visive che persistono oltre l’azione performativa, lasciando nello spazio una vibrazione continua.
L’intero impianto registico costruisce così un’esperienza immersiva dove immagine, corpo e voce convivono in uno stato di continua trasformazione.

Sara Lupoli