L’UOMO NUOVO

DI ANTONIO MAIORINO MARRAZZO
ADATTAMENTO DRAMMATURGICO LUISA GUARRO E ANTONIO MAIORINO MARRAZZO
CONCEPT E REGIA LUISA GUARRO
CON ANDREA DE GOYZUETA E GENNARO MARESCA
DISEGNO LUCI PACO SUMMONTE
IDEAZIONE SCENOGRAFICA E COSTUMI LUISA GUARRO
PRODUZIONE ASSOCIAZIONE PRIMOPIANO
CON IL SOSTEGNO DI L’ASILO

Teatro Nuovo
30 giugno, ore 21:00

Replica Foresta di Tora e Piccilli (CE) nell’ambito della rassegna Forestate
10 luglio, ore 21:00

Durata 1 ora e 10 minuti

Debutto assoluto

Il fascismo non voleva soltanto governare gli uomini, ma trasformarli antropologicamente. L’Uomo Nuovo fascista doveva mettere il sistema sopra l’individuo; subordinare la coscienza personale al dovere; essere soldato prima ancora che cittadino e cittadino prima che individuo; aderire completamente alla propria funzione; considerare obbedienza e sacrificio come virtù supreme.
Lo spettacolo interroga l’idea fascista di “Uomo Nuovo” non nella sua dimensione propagandistica ed eroica, ma nella sua conseguenza più silenziosa e inquietante: la produzione di uomini tutt’altro che forti, disciplinati, fedeli ed efficienti, al servizio del sistema fino al punto di abdicare progressivamente alla responsabilità personale delle proprie azioni.
Il fascismo viene osservato dall’interno dei suoi apparati attraverso le figure di due funzionari, del Regno prima e dello Stato fascista poi: Carmine Senise e Leopoldo Zurlo, capo della Polizia dal 1940 al 1943 il primo, capo dell’Ufficio della Censura per tredici anni il secondo. Due figure centrali e controverse che hanno vissuto le due guerre mondiali e la dittatura fascista dall’interno del sistema; due esponenti ai vertici dell’apparato statale, legati da un’amicizia indissolubile, conviventi per tutta la vita, presumibilmente amanti.
Il loro privato li rende vulnerabili e ricattabili; la loro adesione al ruolo che rivestono li rende progressivamente inerti davanti alla tragica trasformazione del Paese. Lo spettacolo mostra come un sistema autoritario si regga non soltanto sulla brutalità dei fanatici, ma soprattutto sull’inerzia e sulla moderazione di uomini anche colti, ragionevoli e sensibili, capaci di rendere il controllo più accettabile. Il fascismo appare non come una frattura improvvisa, ma come una possibile degenerazione di apparati, strutture e logiche già esistenti nello Stato liberale, monarchico prima, democratico poi.
Il dispositivo registico è un archivio di profilazioni segrete dei cittadini; nel dopoguerra Leopoldo vi si reca, cerca e trova il fascicolo che riguarda lui e Carmine. La lettura di documenti e atti amministrativi genera ricordi privati, flashback e riflessioni critiche, nonché una presa di coscienza non sempre pacificata; è così che Leopoldo, con l’aiuto di Carmine, ricostruisce e per certi versi fa i conti con il proprio passato.
Un ventilatore è appeso nella stanza-archivio e può essere azionato, nella democrazia nascente, come atto deliberato.