DA STEFAN ZWEIG
CON GIORDANA FAGGIANO
TESTO E REGIA DAVIDE SACCO
SCENE LUIGI SACCO
LUCI LUIGI DELLA MONICA
COSTUMI LUCIANA DONADIO
MUSICHE ARTURO ANNECCHINO
ASSISTENTE ALLA REGIA ENRICO SPELTA
DIRETTORE DI PRODUZIONE LUIGI COSIMELLI
PRODUZIONE TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE E LVF/TEATRO MANINI DI NARNI
Teatro Nuovo
12 luglio, ore 22:00
Durata 55 minuti
Un celebre scrittore riceve, nel giorno del suo compleanno, una lunga lettera anonima. A scriverla è una donna che, senza mai essere riconosciuta, ha intrecciato tutta la propria vita all’ombra di lui: l’infatuazione adolescenziale, l’amore mai dichiarato, l’attesa silenziosa, il sacrificio, persino la maternità. Un amore assoluto, consumato nella segretezza e nella devozione, che diventa confessione estrema soltanto dopo la morte del figlio e nell’imminenza della propria fine.
Dalle pagine vibranti di Stefan Zweig nasce un racconto intimo e lacerante, un inno all’amore incondizionato e alla sua forza distruttiva, che si interroga sull’identità, sull’oblio e sulla cecità dell’essere umano davanti ai sentimenti altrui.
NOTE DI REGIA
Ho immaginato Lettera di una sconosciuta come un viaggio dentro un bagno d’ospedale, uno spazio asettico e privo di tempo, dove la protagonista si ritrova sola, circondata da pareti che trattengono silenzi, odore di disinfettante e riflessi di luce fredda. In questo luogo di attesa e di resa, tra piastrelle bianche e superfici metalliche, la donna diventa al tempo stesso narratrice e spettatrice della propria vita.
È qui, in questa stanza sospesa tra intimità e isolamento, che la sua memoria prende corpo: un teatro interiore dove i ricordi riaffiorano come visioni riflesse nello specchio appannato, dove ogni parola risuona come un respiro trattenuto.
La lettera diventa allora non solo una confessione, ma un atto di lucidità e di visione: la donna racconta e rivive, guarda la propria esistenza scorrere davanti agli occhi e, nel farlo, la affida finalmente a chi ascolta – come un gesto di liberazione, come se solo ora potesse condividere un amore rimasto invisibile.
Giordana Faggiano attraversa questo spazio in bilico tra confessione e osservazione, tra pudore e abbandono. La regia lavora su questo doppio sguardo: dare voce a una donna che si racconta, ma anche mostrarla mentre si guarda vivere – con la lucidità e il dolore di chi, forse per la prima volta, trova il coraggio di guardarsi davvero.
Davide Sacco


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