(venganza o perdón)
CON
MARCELA VALENCIA nel ruolo di Alegría de Sosa (La madre della lepre)
LILIANA ESCOBAR – Roxi Romero (La giornalista)
JACQUES TOUKHMANIAN – Granado Sosa (La lepre)
JUANITA CETINA – Marinda Sosa (Sorella della lepre)
JORGE IVÁN RICO – Jerónimo Sosa (Fratello della lepre)
FABIO RUBIANO – Salvo Castello (Uomo in Territorio Bianco)

SCRITTO E DIRETTO DA FABIO RUBIANO ORJUELA
DIRETTORE TECNICO ADELIO LEIVA
COMPOSIZIONE MUSICALE E DISEGNO SONORO CAMILO SANABRIA
DIREZIONE ARTISTICA LAURA VILLEGAS
DISEGNO LUCI ADELIO LEIVA, LEONARDO MURCIA
DISEGNO VIDEO CARLOS PÉREZ, DIEGO ANDRÉS FORERO
TRUCCO E ACCONCIATURE ALEJANDRO RESTREPO
INGEGNERE DEL SUONO JOHN ROMERO
REALIZZAZIONE COSTUMI E ACCESSORI SERVANDO DÍAZ, WILLIAM DE JESÚS
REALIZZAZIONE SCENOGRAFIA VISUAL SACS E HYGSTUDIOS
DIRETTORE DI SCENA HENRY ALARCÓN
ASSISTENTE DI PRODUZIONE DERLY NEIRA
MACCHINISTI GIULIANO BARRA, WILSON ACOSTA, FILIPPO ALARCÓN
PRODUZIONE TEATRO COLÓN DE BOGOTÁ E TEATRO PETRA

Teatro Mercadante
21 giugno, ore 21:00
Replica 22 giugno, ore 19:00

LINGUA SPAGNOLO – SOVRATITOLI IN ITALIANO

Durata 1 h e 25 min

È la storia di Salvo Castello, un uomo condannato per aver commesso crimini atroci. Mentre sconta gli arresti domiciliari in un luogo freddo e inospitale, un “territorio bianco”, riceve la visita dei fantasmi delle persone che ha assassinato. Sono i fantasmi della Famiglia Sosa e di Roxi Romero: gli si avvicinano per comprendere ciò che è accaduto, perché non riescono a trovare pace: desiderano soltanto che il loro assassino li riconosca, li chiami per nome e ricordi il modo in cui ha posto fine alle loro vite.
A dieci anni dal debutto, dopo essere stata acclamata in festival in America ed Europa, arriva al Campania Teatro Festival quest’opera miliare del teatro colombiano: Labio de liebre, creazione della compagnia Teatro Petra, fondata nel 1985 da Fabio Rubiano e Marcela Valencia. Con oltre 35 produzioni, numerosi riconoscimenti e tournée, la compagnia ha trovato in questo spettacolo una piena legittimazione. Tradotta in diverse lingue e celebrata dalla critica per la sua capacità di commuovere il pubblico, l’opera ha infatti segnato un prima e un dopo nella drammaturgia del Paese per il suo modo acuto e provocatorio di affrontare le ferite della guerra, così come i temi del perdono e della vendetta.

Questa nuova tournée vede un cast guidato dallo stesso Rubiano, accompagnato da Marcela Valencia, Liliana Escobar, Jacques Toukhmanian, Juanita Cetina, Jorge Iván Rico e Derly Neira.

Il titolo si ispira al nome di uno dei personaggi centrali, soprannominato così per il suo labbro leporino. I crimini raccontati in Labio de liebre sono avvenuti in un paese specifico, la Colombia, ma la loro risonanza si estende a tutta l’America Latina, ovunque siano esistiti ed esistano conflitti violenti. A distanza di anni, l’opera mantiene intatta la sua attualità, non è invecchiata, anzi è cresciuta con il paese e con le sue contraddizioni. La violenza persiste, anche se ha mutato forma. Questo cambiamento si traduce in una maggiore attenzione verso le vittime, che non vengono mai idealizzate ma restituite nella loro complessità umana.

Nel corso di questi dieci anni, la messinscena è stata adattata per rispondere alle domande che essa stessa solleva. Nelle prime repliche alcune scene suscitavano risate per l’uso dell’ironia. Tuttavia, Rubiano e il suo team hanno scelto di rivedere questi momenti: “Non si fanno battute sul dolore delle vittime, ma sull’assurdità di certe situazioni di violenza. L’opera è diventata più riflessiva, più attenta”, commenta il regista. Così come le reazioni del pubblico hanno dimostrato che l’opera non resta confinata alla finzione. In Messico, uno spettatore ha interrotto spontaneamente con un grido — “¡No mames!” — davanti a una battuta assurda di un personaggio. In Perù, un ex combattente statunitense della Guerra del Golfo si è avvicinato al cast visibilmente commosso, raccontando di non aver mai potuto parlare prima della propria esperienza. In Spagna, il pubblico ha riconosciuto che era un’opera che parlava anche dei propri morti. In Colombia, ex guerriglieri, ex paramilitari e vittime si sono ritrovati nella stessa sala.

“In questi 10 anni, chi ci ha insegnato di più è stato il pubblico”, riconosce Rubiano.

La scena oscilla tra l’orrore e la risata, tra l’assurdo e il dolore. Ciò che lo spettatore troverà non è una verità definitiva, bensì uno spazio in cui convivono contraddizione, disagio e desiderio di comprendere. In questo fragile equilibrio, lo spettacolo costruisce un luogo in cui la memoria non si chiude: il teatro non perdona né assolve, ma nomina, mette a disagio e trasforma.