TRATTO DALL'OMONIMO TESTO DI ARTHUR SCHNITZLER
ADATTAMENTO E REGIA CLAUDIO DI PALMA
CON SIMONA FREDELLA
SCENE ALLIEVI ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI, CATTEDRA DEL PROFESSOR LUIGI FERRIGNO
VISUAL PIETRO DI FRANCESCO
MUSICHE GIANLUIGI MONTAGNARO
AIUTO REGIA MANUEL DI MARTINO
ORGANIZZAZIONE PASQUALE APRILE
PRODUZIONE ACTORIAL IMMERSION APS
Teatro Nuovo
18 giugno, ore 21:00
Durata 1 ora
Debutto assoluto
NOTE DI REGIA
La signorina Else è creatura controversa. Ambigua nella sua fragilità, agitata da frenesie, curiosità, vanità. Reprime ogni desiderio in un'autocoscienza che limita l'azione in un rimuginìo continuo, ossessivo. Una riflessione centripeta in cui indaga disorientata sulle possibili varianti della sua vita sentimentale. E d'intorno non le si facilitano soluzioni possibili. La si obbliga a doveri scabrosi, a compromessi pericolosi. I vincoli imposti dalla famiglia e da un'intera società intorno a lei accelerano il processo di svuotamento che progressivamente si attiva nella sua anima debole.
Nel nostro adattamento è sembrato ulteriormente significativo perpetuare il tempo di questa contorsione mentale oltre il momento in cui la frattura si genera. Else, dopo l'umiliazione fatale, non decide di farla finita subito. Si dà un tempo per poterla soffrire tutta, l'angoscia; si dà un tempo per ricordare la sua storia con ostinazione quasi perversa; ripercorrendo i pensieri propositivi che l'hanno attraversata sembra far passare un tempo. non sembra più una ragazzina, nel suo gesto finale ci sarà più convinzione perché la speranza pare davvero finita tutta.
Nel posporre negli anni la devastante autoanalisi che Elsa si infligge si è ritenuto opportuno anche non soffermarsi sull'epoca in cui Schnitzler ambienta l'opera. Il tempo della narrazione è indistinto, forse assolutamente contemporaneo, il luogo della vergogna è probabilmente meno privato di quello proposto da von Dorsday nella novella originale, il ricatto è pubblico o rischia di diventarlo a causa del mezzo usato per imporlo. Else ne analizza il peso e coglie l'occasione per esplorare prospettive ancora sconosciute. In questa confusa ricerca d'identità scopre sfaccettature infinite del proprio sé, la sua figura si moltiplica in dialoghi immaginari con sue possibili proiezioni virtuali e la drammaturgia si sviluppa in un linguaggio che ha chiaro il riferimento schnitzleriano, ma che ricerca un'autonomia sia lessicale che temporale.
Claudio Di Palma


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