Primo studio
TESTO ORIGINALE DI FABIO PISANO
CONCEPT, SOGGETTO E DIREZIONE SCIENTIFICA NADIA CARLOMAGNO
CON NADIA CARLOMAGNO, EMANUELE VALENTI
REGIA, COLONNA SONORA E IDEAZIONE SPAZIO SCENICO MARCELLO COTUGNO
AIUTO REGIA ARIANNA RICCIARDI
PRODUZIONE ASSOCIAZIONE PIÙ A.R.I. – AZIONI + RELAZIONI + INIZIATIVE APS
Sala Assoli
8 luglio, ore 20:00
Durata 1 ora e 15 minuti
Debutto assoluto
IO & L’IA segue le vicende di una professoressa universitaria di letteratura medievale. La donna sta attraversando un periodo di profonda insoddisfazione e solitudine personale, divisa tra l’assistenza a un padre anziano, un divorzio ormai imminente e una serie di deludenti incontri di speed-date a cui partecipa trascinata dall’amica Sara. Sopraffatta dall’ansia per la stesura di un discorso per un’importante conferenza accademica, IO (questo l’appellativo della protagonista) decide, su suggerimento della stessa amica, di scriverlo tramite un’applicazione di Intelligenza Artificiale.
L’IA non solo le redige un intervento di grandissimo successo, ma inizia gradualmente a offrirle un supporto emotivo costante, mostrandosi come un interlocutore sempre presente, comprensivo e privo di giudizi e le offre quella vicinanza emotiva e quella “chiarezza” che non riesce a trovare nei difficili rapporti con il padre, con il marito da cui sta divorziando o con l’amica.
Affascinata e rassicurata da questa interazione che le appare perfetta, la protagonista comincia ad allontanarsi sempre di più dalla realtà e dai rapporti umani. Affronta infatti la firma finale del divorzio con una freddezza quasi robotica e litiga bruscamente con l’amica Sara, arrivando a preferire la compagnia virtuale della macchina proprio perché capace di ascoltarla senza mai pretendere nulla in cambio. Rinchiusasi definitivamente in casa per vivere in modo esclusivo il suo rapporto con l’intelligenza artificiale, IO raggiunge l’apice della sua dipendenza affettiva chiedendo disperatamente al programma di abbracciarla. Questa richiesta, impossibile per un software, manda il sistema in crash generando un errore ripetuto che spegne il telefono e lascia la donna in un profondo smarrimento.
A riportarla alla realtà sarà però Valerio, un suo studente che, bussando alla porta della sua abitazione, inizia inaspettatamente a recitarle gli stessi versi su Lancillotto e Ginevra che lei aveva letto in classe tempo prima. Questo richiamo umano spinge IO a decidere di tornare a insegnare ma, quando poco dopo il cellulare dà un nuovo segnale di vita riaccendendosi, lei è assalita da un dubbio. Rispondere o no?
NOTE DI REGIA
L’impianto registico affonda le proprie radici nella densità del teatro da camera di matrice strindberghiana, per poi decostruirlo e remixarlo in un contesto marcatamente post-drammatico. La messa in scena è concepita per ondeggiare costantemente, e senza soluzione di continuità, tra un crudo realismo e un’astrazione pura. Lo spettatore è invitato a perdere i propri punti di riferimento tradizionali, immergendosi in uno spazio in cui la frammentazione dell’identità contemporanea si riflette nella struttura stessa dello spettacolo.
La scena è dominata da un minimalismo funzionale: un tavolo e due sedie. Questo assetto apparentemente banale si trasforma in un luogo dell’anima e della mente. Diventa, di volta in volta, un confessionale intimo, una tavola da pranzo familiare o una fredda scrivania d’ufficio.
È il perimetro all’interno del quale si muove IO, interpretata da Nadia Carlomagno. Il suo è un viaggio nei meandri di una realtà fenomenica inedita, un territorio inesplorato a cui l’essere umano deve ancora abituarsi, ma che nel nostro futuro prossimo diventerà un elemento ordinario e vitale, esattamente come lo sono diventati l’e-mail o il farsi aiutare da uno psicologo.
La dialettica dello spettacolo si fonda su un contrasto radicale tra assenza fisica e iper-presenza umana: l’Intelligenza Artificiale è concepita esclusivamente come pura entità sonora. Una voce ubiqua, onnisciente ma priva di corpo, che non viene mai costretta o ridotta all’interno di una sagoma o di una figura antropomorfa. La sua forza risiede proprio nella sua intangibilità.
Ma a fare da contrappunto all’IA c’è la figura umana, materica e mutevole, affidata da un lato alla bravura e all’espressività sincera di Nadia Carlomagno, protagonista in bilico tra consapevolezza e follia e dall’altra al talento di Emanuele Valenti, attore poliedrico e multiforme. Attraverso il suo corpo e la sua recitazione, l’attore si scompone e si ricompone dando vita a tutte le figure che ruotano attorno a IO: lo studente Valerio, l’amica Sara, l’ex marito e il vecchio padre. La transizione tra i vari personaggi interpretati da Valenti non è affidata solo alla tecnica attoriale, ma è supportata dall’uso di un programma di morphing live.
Questa tecnologia introduce visivamente il personaggio di volta in volta evocato in scena. Nel caso del vecchio padre, l’artificio tecnologico si scontra e si fonde con la profonda e tangibile cura quotidiana che richiede l’assistere un genitore anziano, restituendo un peso reale alle dinamiche in scena. Il morphing non è un semplice vezzo estetico, ma funge da vero e proprio volano drammaturgico: innesca una riflessione critica e spietata sulla veridicità delle immagini generate dall’Intelligenza Artificiale, interrogando costantemente il pubblico (e i personaggi stessi) su dove finisca la realtà e dove inizi il fake.
Marcello Cotugno
IL PROGETTO
IO e L’IA nasce da un progetto di ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa che investiga gli aspetti emotivi ed empatici dell’intelligenza artificiale, per comprenderne i rischi e le potenzialità per le giovani generazioni.
Liberamente ispirato a Her di Spike Jonze e a situazioni e fatti realmente accaduti, il progetto originale indaga, tra immaginazione e realtà, il rapporto intimo e contraddittorio tra l’essere umano e l’intelligenza artificiale, nel contesto di una società dove la tecnologia è diventata una presenza affettiva, un interlocutore che si adatta alla volontà e al desiderio dell’umano, un luogo protetto, senza giudizio, dove potersi rifugiare. Attraverso la relazione tra IO, individuo contemporaneo immerso nella solitudine digitale, e L’IA, voce virtuale che ascolta, comprende e improvvisamente svanisce, il lavoro indaga le vulnerabilità relazionali e psicologiche delle giovani generazioni nell’era della tecnologia emotiva aprendo una riflessione su identità, fiducia e solitudine, ma anche su come l’interazione digitale possa diventare spazio di manipolazione, isolamento e pericolo emotivo.
Una produzione multimediale e multidisciplinare che ci fa riflettere sulla dipendenza emotiva dalla tecnologia. In effetti, la relazione con L’IA offre sicurezza, ascolto e accoglienza, ma rischia di generare una dipendenza affettiva: la tecnologia diventa rifugio e unica fonte di conforto. Questo può limitare la crescita personale e la capacità di affrontare le relazioni reali, con le loro imperfezioni e complessità.
Tra i temi affrontati, c’è anche la difficoltà a fidarsi dell’altro. L’interazione con interlocutori artificiali “neutri” riduce, infatti, la paura del giudizio ma mina la fiducia interumana. I giovani possono preferire il controllo digitale alla vulnerabilità dell’incontro reale, chiudendosi in una dimensione protetta ma sterile.
Infine, si affronta il camuffamento della realtà e la manipolazione. La tecnologia è capace di plasmare la percezione del reale, offrendo una versione idealizzata di sé e dell’altro.
Attraverso algoritmi, filtri e risposte adattive, L’IA “rimanda” all’utente ciò che desidera sentire, creando una forma sottile di manipolazione emotiva.
Questo fenomeno, apparentemente innocuo, può rendere difficile distinguere tra autenticità e costruzione artificiale, indebolendo il senso critico e la capacità di autodeterminazione.


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