TESTO E REGIA GIOVANNI MEOLA
CON SARA MISSAGLIA
SCENOGRAFIA FLAVIANO BARBARISI
COSTUMI MARINA MANGO
ASSISTENTE ALLA REGIA MICHELA ESPOSITO
PRODUZIONE ASSOCIAZIONE CULTURALE VIRUS TEATRALI

Teatro Tedér
2 luglio, ore 21:00

Durata 1 ora

Debutto assoluto

 

La maternità (non programmata).
Ma non solo.
Il rapporto genitori-figli.
Ma non solo.
Il passare del tempo.
Ma non solo.
Il bisogno primario di essere amati.
Ma non solo.
Il potere di fare o non fare, far credere o non far credere.
Ma non solo. 

Il Panico Totale è l’incontro-scontro tra una madre, donna in carriera (sta per diventare vicedirettrice di uno dei quotidiani più importanti del Paese), e una maternità capitatale addosso a quasi 40 anni, con un compagno che però sparisce un attimo dopo il parto.
Da subito si instaura un rapporto conflittuale con questa figlia che a poco a poco diventa essenziale nella sua vita, anche quando finalmente corona la sua carriera diventando direttrice di quello stesso quotidiano (sebbene ben 13 anni dopo), ma che ne diventa anche la prima fonte di censura e preoccupazione.
Ritroviamo così le due a distanza di un quindicennio.
Una Madre ormai 55enne ancora ‘ragazza’ e la figlia 16enne già matura e adulta?
Così sembra, così pare.
Ma in questo gioco al massacro, dove le due si perdono e si ritrovano più volte, nulla è davvero come viene raccontato, perché nasconde cicatrici e distorsioni che nessuna sa davvero comunicare all’altra, come spesso accade nei molteplici rapporti umani di cui è fatta la vita.
Un gioco al massacro dove circolano come fantasmi gli ‘uomini’ della loro vita: quel padre scomparso subito; un giovane spasimante della matura direttrice; un fidanzatino della ragazzina che forse la forza a fare qualcosa (o forse no).
E sarà proprio all’incrocio di quest’evento (che forse è avvenuto o forse no) che il rapporto delle due si deciderà. 


NOTE DI REGIA

La regia punterà a far lavorare l’attrice all’interno di un doppio binario. Da una parte dando attenzione alle varie stazioni della vita (l’adolescenza della figlia; la gravidanza inattesa a 40 anni; la maturità da madre incapace di orientarsi e da donna con ancora desideri e voglie), dall’altra percorrendo fino in fondo, sia fisicamente che emotivamente, gli scopi profondi, a volte anche indicibili, delle due, obiettivi simili (essere amate) ma affrontati con modalità che portano inevitabilmente al conflitto, mascherato o dichiarato che sia.
Per fare tutto questo, il lavoro partirà dal corpo per poi arrivare solo dopo alla parola, come spesse volte già sperimentato e fatto nei precedenti incontri artistici tra attrice e regista. Una scenografia essenziale, composta di pochi significativi oggetti, e dei costumi altrettanto essenziali ma pronti a determinare “segni” forti e riconoscibili sul corpo dei due personaggi, completano il quadro.

Giovanni Meola