IL CANDELABRO E IL ROCCHETTO DI SOFIA
Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli

ENRICO IANNIELLO

LEGGE IL CANDELABRO E IL ROCCHETTO DI SOFIA
SCRITTO DA LUISA STELLA
PROGETTO DI RUGGERO CAPPUCCIO
PRODUZIONE FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL – CAMPANIA TEATRO FESTIVAL

Cortile delle Carrozze, Palazzo Reale di Napoli
28 giugno, ore 21:00

Durata 45 minuti

Debutto assoluto

 

Anno millenovecentosessantacinque. Il caso vuole che la piccola Sofia s’imbatta in un candelabro d’epoca borbonica e in un rocchetto in legno, verosimilmente anch’esso di quel tempo. La fascinazione che i due oggetti eserciteranno su di lei la spingerà verso un tempo andato, benché per lei, bambina, imprecisato. Tempo onirico, pacifico e fiabesco, presto interrotto e violato dall’intrusione del reale, del complesso e aggrovigliato tempo dell’umanità e della Storia. In quel groviglio, Sofia, bambina e poi ragazza, vorrà indagare. Un’indagine che si farà percorso e sbocco della sua esistenza.

Il progetto speciale del Festival, “Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli”, alla sua sesta edizione, sarà testimonianza dell’interesse artistico e culturale per un’epoca e per i suoi elementi distintivi – storia, protagonisti, arte, architettura, innovazioni – volto a una complessiva valorizzazione delle sue componenti.
“Il Sogno Reale” è un progetto di Ruggero Cappuccio per il Campania Teatro Festival dedicato alle meraviglie dell’epoca borbonica: un focus su un periodo storico senza precedenti, i cui fasti e i cui primati, a Napoli come nel resto del Sud Italia, attraggono, incantano e accendono riflessioni ancora oggi.
Il progetto prevede la redazione e pubblicazione di una guida stampata dei siti borbonici commissionati e realizzati dai Reali e destinati alle diverse attività: residenze, riserve di caccia e pesca, attività agricole, industriali, scientifiche e innovative, collezioni d’arte e musica. La guida sarà distribuita gratuitamente al pubblico che seguirà gli spettacoli in programma al Festival.
È prevista anche un’attività squisitamente artistica: cinque storie inedite saranno redatte da narratori e interpretate durante il Festival. Cinque scrittori – VLADIMIRO BOTTONE, CLAUDIO DI PALMA, GIUSEPPE ROCCA, ENZA SILVESTRINI, LUISA STELLA – hanno realizzato per il Campania Teatro Festival racconti ispirati a personaggi, storie, aneddoti e luoghi relativi all’epoca borbonica.

Questi racconti saranno interpretati da CLORIS BROSCA, CLAUDIO DI PALMA, CRISTINA DONADIO, IMMA VILLA con Cecilia Lupoli e da Enrico Ianniello nella splendida cornice del Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale di Napoli, una delle location di questa diciannovesima edizione del Festival.


IL CONTESTO
Il regno dei Borbone, a cavallo tra Settecento e Ottocento, rappresentò per Napoli, per la Campania e più in generale per il Sud dell’Italia un momento di insuperati traguardi. Con l’avvento dell’illuminato re Carlo di Borbone, nel 1734, il Meridione italiano tornò a essere un regno autonomo e la città partenopea una grande capitale europea.
Figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, Carlo seppe dar vita, in venticinque anni di regno, a un’epoca di primati ineguagliabili e di profonde trasformazioni sociali e culturali. Sorsero grandi regge, dal Palazzo Reale a Capodimonte, da Portici alla meravigliosa Caserta, capace di competere con i fasti di Versailles. Decine di siti reali destinati alle attività di caccia nacquero in tutto il territorio, come a Procida, agli Astroni, Licola e Fusaro. Ville patrizie di notevole bellezza furono erette lungo la costa del celebre Miglio d’Oro.
Nel 1737 fu realizzato il Teatro di San Carlo, primo teatro lirico d’Europa, costruito in appena otto mesi di lavori. Insieme a molti altri palcoscenici e ai quattro conservatori cittadini – Santa Maria di Loreto, Pietà de’ Turchini, Poveri di Gesù Cristo e Sant’Onofrio a Capuana – contribuì a fare di Napoli il capoluogo assoluto della musica.
La cultura ebbe un ruolo fondamentale e vide protagonisti grandi pensatori come Pietro Giannone, Mario Pagano, Gaetano Filangieri e Antonio Genovesi. La scoperta dei siti archeologici di Ercolano e di Pompei favorì la nascita dello stile neoclassico e attrasse in Campania i grandi viaggiatori del Grand Tour, da Goethe a Mozart.
Il presepe settecentesco napoletano divenne veicolo delle tradizioni, degli usi e dei costumi del regno, oltre che autentica opera d’arte affidata a maestri come Giuseppe Sanmartino, autore del celebre Cristo Velato.
Dal punto di vista industriale, accanto alla reggia di Capodimonte fu istituita una prestigiosa fabbrica di porcellane in onore della regina Maria Amalia di Sassonia. Tra le grandi opere pubbliche di Carlo di Borbone, realizzate da Luigi Vanvitelli, figurano il Foro Carolino, nell’attuale piazza Dante, e l’Albergo dei Poveri, progettato da Ferdinando Fuga.
Le grandi opere pubbliche proseguirono con Ferdinando I delle Due Sicilie e con Maria Carolina d’Asburgo. Alla vigilia della Rivoluzione Francese nacque il sogno del Complesso Monumentale Belvedere San Leucio, prima fabbrica-cittadella d’Europa di stampo socialista, fondata sui principi di libertà e uguaglianza.
Dopo la rivoluzione partenopea del 1799 e il ventennio francese, il ritorno dei Borbone sul trono portò alla realizzazione della Basilica e del Colonnato di Basilica Reale Pontificia San Francesco da Paola nella futura Piazza del Plebiscito.
Con i regni di Francesco I, Ferdinando II e Francesco II, il Regno delle Due Sicilie continuò a distinguersi per numerosi primati: l’istituzione del sistema pensionistico, una prima forma di protezione civile, opere di bonifica come i Regi Lagni e innovazioni nel campo marittimo e industriale.
Nel 1781 fu istituito il primo Codice Marittimo al mondo; nel 1783 nacque a Castellammare di Stabia la prima fabbrica di navi d’Italia; nel 1818 fu realizzato il primo piroscafo del Mediterraneo, il Ferdinando I. Il 4 ottobre 1839 Ferdinando II delle Due Sicilie inaugurò la prima linea ferroviaria italiana, da Napoli a Portici. Nel 1840 nacquero le celebri officine di Pietrarsa, prima fabbrica metalmeccanica italiana per numero di operai.
Nel 1839 Napoli fu la prima città italiana a dotarsi dell’illuminazione a gas, terza al mondo dopo Parigi e Londra. Nel 1841 sorse il primo centro vulcanologico del mondo, l’Osservatorio Vesuviano. Nel 1852 fu messo in funzione il primo telegrafo elettrico della Penisola.
Poco prima dell’Unità d’Italia, Napoli risultava prima città italiana per numero di teatri, tipografie e pubblicazione di giornali, oltre che per l’istituzione del corpo dei pompieri.
Tanti e di varia natura furono i sogni realizzati in età borbonica. Sogni che il Campania Teatro Festival, al di là delle ideologie politiche e delle rivendicazioni storiche, intende narrare.


Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli
Progetto ideato da RUGGERO CAPPUCCIO

“La storia è una bugia sulla quale due o più persone si mettono d’accordo”. Queste parole taglienti sono di Voltaire e hanno la potenza irriverente di un gesto provocatorio. È una frase che somiglia all’impeto di un adolescente, mentre con un rapidissimo movimento della mano e del braccio tira via il velo che ricopre una statua, un dipinto, una verità. Nel cinismo del movimento perfino il velo, si lacera in un punto, rivelando tutta la sua fragilità.
Tra i corridoi dei licei e delle facoltà umanistiche ci si convince che la storia è soprattutto emersione della realtà, incontrovertibile e autentica. La storia, secondo i mondi accademici, è ricerca di ciò che è vero, ricerca di ciò che, con analisi svolte a partita chiusa, appare finalmente in tutta la sua evidente limpidezza.
Ho sempre pensato invece, che oltre il legittimo sforzo di mettere in luce la verità, la storia sia soprattutto turbamento. Dietro le date, le battaglie, i troni, le alleanze, i tradimenti, le ingiustizie e le violenze, c’è un magma emozionale di uomini e donne che produssero azioni determinate da pulsioni e sentimenti. Antonin Artaud sostiene che sia sublime la storia raccontata dai poeti e non i poeti raccontati dalla storia. Di questa riflessione è paradigma perfetto William Shakespeare. Ma come non pensare a quali profondità abbiamo scoperto nell’imperatore Adriano grazie a Marguerite Yourcenar? Come non riconoscere che abbiamo sentito con forza Caligola grazie alla penna di Camus? Nelle scritture dei drammaturghi, dei poeti, dei narratori, c’è una rivelazione: la storia non è fatta per guarire le ferite, ma per amare la bellezza del sangue.
Il Sogno Reale è un progetto che mira a determinare un osservatorio sulla dinastia borbonica dal quale contemplare e conoscere con serenità il firmamento immaginativo che inizia con la tenacia onirica di Carlo III per continuare con risultati alterni fino all’Unità d’Italia. I Palazzi Reali, le industrie siderurgiche, le seterie, le grandi collezioni d’arte, le importanti strutture sociali per i poveri, le scuole militari, l’impulso ai conservatori, la canalizzazione delle acque, l’avvio degli scavi di Pompei ed Ercolano, il potenziamento delle navigazioni, dell’edilizia, insieme con la cura per gli aspetti della vita civile collegati alla Sanità, fanno di questo tempo una piattaforma di studio di immenso interesse.

Mentalmente bisogna allontanarsi dalle tentazioni di reminiscenza elegiaca e da bocciature politiche aprioristiche per accogliere con sete di conoscenza il grande affresco del turbamento. Il turbamento polifonico che deve educarci a distinguere tra voci e altre voci, tra un re e un altro re, tra una regina e un’altra regina. Turbamento della mente e dello spirito, perché in grado di farci scoprire che il concetto di tempo non può essere lineare, perché un’azione compiuta alla fine del Settecento può estendere il suo processo sociale ed individuale fino ad oggi.
Il Sogno Reale desidera anche svincolare i singoli monumenti borbonici da percezioni isolate. I palazzi, i teatri, i giardini, non sono monadi, ma perle di una stessa collana che risponde ad un unico pensiero culturale.
In quest’ottica il progetto chiama in causa scrittori e attori/attrici, per attivare il turbamento del passato/presente e accoglierlo senza paura. La Storia, infatti, non può essere considerata una disciplina che esamina fatti conclusi, ma una conoscenza che esplora i rapporti tra memoria e divenire.
Nel Gattopardo, Tomasi di Lampedusa, alludendo alla Sicilia e al Sud, dice che i monumenti del passato che ci circondano sono magnifici ma non edificati da noi; dice che questi monumenti ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti.
Il Sogno Reale vuole indagare intorno alle emozioni e ai sentimenti che li produssero e indagare, anche, sul perché il Sud, abbia tanto invocato questi fantasmi con i quali ha un rapporto di amorosa, conflittuale, irrisolta passione.

Ruggero Cappuccio