UN PROGETTO A CURA DI MURÌCENA TEATRO
DRAMMATURGIA E REGIA RAFFAELE PARISI
CON CLAUDIA ARENA, MICHELA ANNUNZIATA, GIUSEPPE CAROZZA, MARIO FUSCO, ROSARIA FUSCO, LUCA PROGRESSIVO, GIOVANNI SCUDIERO E ANNA BOCCHINO – CANE GUIDA NUVOLA
CURA ARTISTICA SCUOLA ELEMENTARE DEL TEATRO
GUIDA ARTISTICA ADRIANA FOLLIERI
REGIA VIDEO ALESSANDRO SCARANO
DISEGNO LUCI DAVIDE SCOGNAMIGLIO
DISEGNO SONORO TOMMY GRIECO
AIUTO REGIA E RESPONSABILE PROGETTO MARIANITA CARFORA
SCENE MONICA COSTIGLIOLA
COSTUMI MARTA ZAZZARO
ASSISTENTE ALLA REGIA ANTONIETTA PERSICO
AUDIO DESCRIZIONI A CURA DI ANNA BOCCHINO E ANTONIA CERULLO
FOTOGRAFIA GUGLIELMO VERRIENTI
ORGANIZZAZIONE MICHELE CANCIELLO, NAPOLEONE ZAVATTO
UFFICIO STAMPA E COMUNICAZIONE THEATRON 2.0
PRODUZIONE MURÌCENA TEATRO
CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO DELLA CULTURA
PARTNER DI PROGETTO MANOVALANZA ETS, BARACCA DEI BUFFONI
Si ringraziano Teatri Associati di Napoli, I Teatrini, Università degli Studi di Napoli Federico II, Ex Asilo Filangieri, Collettivo Lunazione, ANPVI Onlus, Inner Wheel Club Napoli Castel dell’Ovo, L’Atrio delle Trentatré, Lega del filo d’oro – Napoli, Prospettiva Medina.
Teatro Tedér
4 luglio, ore 21:00
Durata 1 ora e 10 minuti
Debutto assoluto
Dimenticata Pace è una rilettura contemporanea della commedia di Aristofane, concepita per e con artisti non vedenti e ipovedenti, che diventano protagonisti dell’opera. La drammaturgia, firmata da Raffaele Parisi, prosegue il percorso di ricerca avviato con Invisibile e indaga ciò che resta invisibile dietro l’idea stessa di pace: non un concetto astratto né un’immagine estetica, ma un’esperienza viva, collettiva e sensoriale.
Il Trigeo dell’originale aristofaneo – il vignaiolo che, dinanzi all’inevitabilità della guerra, sceglie di non restare indifferente – diventa qui un mendicante che, accompagnato da Nuvola, la sua fedele guida, conduce gli spettatori in un cammino condiviso per ritrovare Eirene. Insieme alla Pace si liberano anche Opora, personificazione dell’abbondanza e dei frutti, e Teoria, della gioia e della festa: una triade che impone una domanda al presente, “chi” e “a che scopo” rinnega la pace e tutto ciò che essa porta con sé in cambio di distruzione, morte e inquietudine?
In Aristofane gli uomini credono inevitabile la guerra perché vedono solo le sue conseguenze, non le sue cause. Lo spettacolo prova a sottrarre l’immagine predefinita per dare spazio all’immaginazione, in un’epoca in cui la conoscenza si consuma soprattutto attraverso immagini rapide e non sempre veritiere. Andare oltre lo sguardo significa andare oltre la propaganda, oltre ciò che appare ovvio, restituendo allo spettatore un ruolo attivo, critico e cosciente.
La drammaturgia si articola in movimenti sensoriali, ciascuno dedicato a un senso, attraversati da artisti e pubblico in relazione interattiva. La vista non è strumento primario di intelligibilità: olfatto, tatto e udito diventano vie di conoscenza diretta, capaci di attivare memoria, emozione e presenza corporea. Suono e silenzio agiscono come strutture drammaturgiche, la luce come drammaturgia visiva; terra, tessuti, acqua, fotografie tattili e stimoli olfattivi non producono effetto spettacolare ma presenza. La musica dal vivo accompagna l’intero percorso. Il pubblico non assiste: partecipa, in uno spazio performativo dove la linea di confine con la scena si annulla.
NOTE DI REGIA
In un mondo dilaniato da conflitti e ingiustizie, scegliere di non restare indifferenti è già un atto. Aristofane affida questo gesto a Trigeo, vignaiolo che parte dal basso per andare a cercare la pace; a noi, artigiani del nostro tempo, sembra doveroso richiamare l’attenzione su un argomento desiderato e disatteso, di cui si parla sempre troppo poco.
Il progetto si radica nel teatro sociale e attraversa i linguaggi del teatro contemporaneo e sensoriale. Gli artisti non vedenti e ipovedenti del collettivo “Fare Teatro… oltre lo sguardo” sono guide privilegiate per il lavoro sulla percezione: a differenza della vista, che mantiene distanza, olfatto e tatto non permettono di restare neutrali, coinvolgono il corpo. Da qui la scelta di non utilizzare la vista come strumento primario di intelligibilità e di costruire una drammaturgia che riconosca pari dignità conoscitiva agli altri sensi.
Immagino un luogo – di lavoro prima, e di rappresentazione poi – dove non c’è luce e c’è silenzio. In assenza di fracasso siamo costretti ad ascoltare noi stessi: il respiro, il battito, lo scorrere del sangue, i pensieri. È una condizione che sviluppa l’immaginazione necessaria all’attore e che può arricchire chiunque. La prossimità fra artisti e spettatori annulla la linea di confine e impone una scrittura intima, diretta, lontana dalla retorica. Lo spettatore ha uno spazio in cui depositare il suo pensiero per contribuire alla liberazione della nostra desiderata Eirene.
Nell’opera aristofanea c’è una critica feroce e comica ai poeti del tempo, abituati a scrivere di guerra e di gesta eroiche e incapaci di cambiare argomento. La trasponiamo all’informazione contemporanea, che spesso insegue la negatività dando per scontato che le buone notizie non interessino. Non è forse la bellezza e la gentilezza a generare altra bellezza e gentilezza?
Il lavoro adotta linguaggi ibridi e stratificati: drammaturgia sensoriale, teatro fisico, scrittura frammentaria, drammaturgia dell’ascolto. Il corpo è scrittura primaria; parola poetica, testimonianza reale e partitura vocale convivono senza gerarchie. Il coro classico viene riletto come coro contemporaneo di voci sovrapposte. Suono, silenzio, luce, oggetti – terra, tessuti, acqua – stimoli olfattivi e tattili non costruiscono effetto spettacolo: attivano memoria, empatia e presenza corporea. La musica dal vivo sostiene l’intera drammaturgia. L’uso del video amplifica la riflessione sullo sguardo.
Raffaele Parisi


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