SCRITTO E DIRETTO DA ALESSANDRA MIRRA
CON MANUEL MAZIA, NATALIA PINA, DAMIANO SPITALERI
SCENE VALERIA MALPESO
COSTUMI DARIA BONAVITA
DISEGNO LUCI CESARE ACCETTA
PRODOTTO DA GIANPIERO MIRRA E DANIELA DE ROSA PER DIANA OR.I.S.
Teatro Tedér
7 luglio, ore 21:00
Durata 1 ora e 10 minuti
Debutto assoluto
Su una lingua di sabbia sospesa tra mare e cielo, tre esseri erranti si incontrano come in un sogno surreale: Flaming, un pittore che non ha mai dipinto un quadro; Cossu, un gigante pescatore che segue le stelle e non ha mai pescato; ed Elvira, un’astronoma confinata in un soffitto di tende bianche, incapace di toccare la terraferma.
Flaming è ossessionato da un’idea: per creare, bisogna iniziare “dall’alto, dalle nuvole”.
Cossu lo ascolta, convinto che il destino li abbia fatti incontrare, mentre Elvira li osserva dall’alto, ironica e scettica, prigioniera della propria razionalità. Tra ossessioni e deliri, la ricerca artistica di Flaming si trasforma in una lotta metafisica: costruire una scala per raggiungere le nuvole, trovare il “materiale del cielo”, scoprire se l’arte, la fede o la scienza possano davvero redimere l’uomo.
Cossu, guidato dalle sue stelle mute, offre il suo aiuto, mediatore tra due poli opposti. Elvira osserva, analizza, deride, fino a diventare prigioniera del gioco stesso che voleva controllare. La loro convivenza esplode in una serie di eventi paradossali e poetici: il mare diventa teatro di sacrifici, le stelle tacciono, il cielo crolla. Cossu, ucciso da Flaming, muore trafitto dall’amo che lui stesso aveva gettato nel mare per pescare. Elvira, cadendo dal suo “cielo di stoffa”, scopre per la prima volta la terra e scappa via, libera. Flaming, rimasto solo davanti alla tela bianca che lo osserva, intuisce che la vera creazione non inizia dall’alto, ma dal basso; esce farfugliando, con i suoi irrisolti tormenti, lasciandosi alle spalle il corpo di un martire, sul mare, tra le tende bianche.
NOTE DI REGIA
Il testo è un dramma onirico e simbolico sull’impossibilità di comprendere il mondo dall’alto e sulla necessità di sprofondare negli abissi per ritrovare la vita. È un atto unico immerso in un’atmosfera profondamente metafisica, ambientato su una spiaggia abbandonata che si presenta come spazio sospeso e fuori dal tempo. Il racconto prende vita attraverso le voci e i gesti di tre personaggi fortemente caratterizzati.
Flaming è un pittore che non ha mai iniziato un quadro, è l’artista tormentato dalle proprie ossessioni, artefici del suo fallimento creativo. Non è in grado di rivolgersi direttamente agli altri personaggi, parla solo con sé stesso, chiuso nel proprio inquieto mondo. Cossu è un gigante che si definisce pescatore, ma solo perché svolge una vita d’attesa: in effetti, non ha mai ucciso alcun animale. Segue le voci delle stelle, credendo fermamente in un destino scritto e voluto dal cielo. Agli altri personaggi si rivolge dando sempre del lei e con un linguaggio che pesa ogni parola.
Elvira è un’astronoma senza credenze, osserva il mondo attraverso un binocolo. Non ha mai toccato la terraferma, per questo vive sopra una struttura di legno consumata dal tempo, avvolta da logore lenzuola bianche.
L’intero spettacolo è costruito su una dialettica tra elevazione e caduta.
Tutto ciò che è “alto” (Elvira, la ragione, la scienza) è in realtà prigionia.
Tutto ciò che è “basso” (Cossu, mare, sabbia) è vita e liberazione.
L’arte, rappresentata da Flaming, è la mediazione impossibile tra i due poli.
La regia vuole restituire un mondo tormentato e poetico, in cui gesti e parole assumono una rilevanza precisa, mai lasciata al caso, tessendo un sottostrato ambivalente di significati e interpretazioni. L’atmosfera dev’essere ipnotica, sospesa, a tratti claustrofobica, con una tensione che cresce lentamente ma inesorabilmente.
Alessandra Mirra


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