Laboratorio-spettacolo
A CURA DI MANUEL DI MARTINO
CON PASQUALE APRILE, VIVIANA CURCIO, ELEONORA FARDELLA, SIMONA FREDELLA, CARLO GERTRUDE, VALENTINA MARTINIELLO, MARIO MELES, FRANCESCA PICCOLO, DARIO REA, FEDERICO SIANO
TESTI TRATTI DA TESTI DA RUGGERO CAPPUCCIO, EDUARDO CICELYN, LINDA DALISI, ROBERTO DE SIMONE, ANTONIO GHIRELLI, BENEDETTA PALMIERI, ANNA TRIESTE, STEFANO VALANZUOLO
MUSICHE GIANLUIGI MONTAGNARO
SCENE ALLIEVI ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI (CATTEDRA DEL PROFESSOR LUIGI FERRIGNO)
Cortile delle Carrozze, Palazzo Reale di Napoli
3 luglio, ore 21:00
Durata 1 ora e 10 minuti
Debutto assoluto
Cent’anni di moltitudini è un laboratorio in cui esplorare la fisiologia del fenomeno tifo inserito nella realtà napoletana, è l’occasione per ripercorrere miti, storie e simboli di una lunga ed inspiegabile fede.
1926. Nasce il Calcio Napoli. In quegli anni, sostiene Ghirelli, lo sport in genere subisce una trasformazione: da privilegio di ceti medio-alti diventa progressivamente un fatto popolare. Nasce così, anche a Napoli, un rapporto più intenso e diffuso tra la città e lo sport. La partecipazione delle masse, precisa Ghirelli, è però più un’attività voyeuristica, da spettatori, che una pratica concreta. Quel che è certo, è che comincia a stabilirsi un transfert tra lo spettatore e il modello che gli viene proposto, nel caso dello sport, il campione. Nel caso del calcio, a Napoli, fra il tifoso e la squadra. Ecco, questo spostamento o affidamento delle proprie emozioni, dei propri desideri, delle proprie rivalse umorali e sociali, a giovanotti correnti, alla naturale precarietà delle combinazioni motorie, al caso che spesso governa le traiettorie di un oggetto rotondo, ha nel tempo determinato un atteggiamento continuamente oscillante fra la religione e la malattia, fra la scaramanzia e il fatalismo.
In cento anni, sugli spalti dell’Ascarelli poi Partenopeo, del Collana, del San Paolo ora Maradona, e nei bar, alle edicole, in strada, in città, in provincia, all’estero, oltreoceano, si succederanno moltitudini di persone impegnate a generare ininterrottamente moltitudini di opinioni, emozioni, speranze, felicità, angosce, scrupolosi riti quotidiani. Generazioni e generazioni si tramanderanno con puntualità impressionante una sorta di credo e di gioiosa condanna, si faranno interpreti ideali di quella che Pasolini avrebbe definito poi l’ultima sacra rappresentazione del nostro tempo: il Calcio…Napoli!
SPORTOPERA
SEZIONE A CURA DI CLAUDIO DI PALMA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
NUMERI
I numeri dello spazio e del tempo sono i principali misuratori dell’azione sportiva. In alternativa ad essi, ancora altri numeri qualificano il valore e l’esito del gesto atletico. Sono quelli prodotti da precise e specifiche somme, sono quelli che certificano vittorie o fallimenti “conteggiando” la capacità degli atleti di ripetere un determinato evento, si chiami questo gol, schiacciata, canestro, centro, stoccata, ecc… Dove non esiste una corrispondenza diretta tra azione e numeri, lo sport affida a giurie valutative il compito di assegnare punteggi, dunque sempre e ancora numeri, che interpretino la qualità dell’azione. Eccezione alla legge dei numeri nello sport sono forse solo il ritiro ed ogni forma di K.O. Dove tutto improvvisamente si azzera. Altro inevitabile numero: lo zero. Lo zero della ripartenza di ogni nuova competizione. I numeri, insomma, anche quando decretati da soggetti esterni al gesto sportivo sembrano avere la funzione di restituire l’esattezza necessaria al conferimento della gloria o al sereno riconoscimento della sconfitta. Ma spesso i numeri nello sport indicano anche l’identità degli atleti: battezzeremo sempre il 10 Maradona o Pelé, il 23 Michael Jordan, il 46 Valentino Rossi o il 3 Baby Ruth nel baseball.
In questa edizione di Sportopera, i numeri si moltiplicano assumendo significati ulteriori: percentuali, categorie, giorni, anni, piazzamenti. Un perimetro che appare matematico e rigoroso, all’interno del quale, però, le cifre sanno ricombinarsi per indagare misteriose cavità dell’anima, per aprire inattesi universi paralleli.
Claudio di Palma


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