Performative Conference
TESTO E REGIA MARINA OTERO
IN SCENA IBRAHIM IBNOU GOUSH E MARINA OTERO
RIPRESE VIDEO FLORENCIA DE MUGICA
COORDINAMENTO TECNICO E TECNICO IN TOURNÉE VÍCTOR LONGÁS VICENTE – CELSO HERNANDO
DISEGNO LUCI FACUNDO DAVID
DISEGNO SONORO ANTONIO NAVARRO
OPERATORE SUONO E VIDEO IN TOURNÉE IVÁN FERRER OROZCO
MONTAGGIO VIDEO DANIELA GARCÍA
SUPERVISIONE DEL TESTO MARÍA VELASCO
COLLABORAZIONE JAVIER MONTERO
TRADUZIONE IN DARIJA FARAH HAMDAOUI KADAOUI
ARRANGIAMENTI MUSICALI JUAN PABLO DE MENDONÇA
FOTOGRAFIA ANDRÉS MANRIQUE, ANDRÉS CARNALLA, ANALU ZAPATA
SARTORIA GUADALUPE BLANCO GALÉ
PRODUZIONE GENERALE ED ESECUTIVA MARIANO DE MENDONÇA
DISTRIBUZIONE INTERNAZIONALE TECUATRO – PTC TEATRO – OTTO PRODUCTIONS
Si ringraziano Nuria Güell, Andrés Manrique, Somaya Taoufiki, Martín Flores Cárdenas, Adrián Carrasco
Sala Assoli
5 luglio, 19:00
Replica 6 luglio, ore 20:00
Durata 1 ora e 10 minuti
LINGUE SPAGNOLO E DARIJA (DIALETTO DEL MAROCCO), SOVRATITOLI IN ITALIANO
NOTE DI REGIA
L’amore mi insegna a non amare.
Aiub. Ioug. Ayub. Ainou. Aiou.
Ho avuto la stessa difficoltà a pronunciare il suo nome arabo che a comprendere che il nostro amore non poteva esistere in un mondo impossibile. Quel nome è arrivato, in qualche modo, a distruggere il mio Occidente.
All’inizio, questo progetto doveva salvare un uomo che si trovava in una situazione vulnerabile e permettere a quell’uomo di salvarmi dalla solitudine. Sono andata a Tangeri, in Marocco, per trovarlo, sposarlo, dargli i miei documenti da sudaca europeizzata e creare a partire da tutto questo un nuovo lavoro teatrale.
Ma poi è apparso Ayoub, e il progetto è crollato. Il suo nome (“colui che ritorna” o “colui che si pente”) è molto comune nei paesi islamici: 115 bambini che portavano quel nome sono stati uccisi dallo Stato sionista di Israele nella Striscia di Gaza.
Per quei morti, affido il tuo nome a questo lavoro che parla di te, di colonialismo, della Palestina.
E di tutto ciò che voglio uccidere dentro di me.
Marina Otero
Un progetto che affronta il concetto di “salvezza” in chiave ironica, mettendo in luce una critica allo sguardo estrattivista europeo che pretende di salvare l’altro, occultando al tempo stesso le dinamiche coloniali e le forme di abuso che attraversano tali dispositivi, nell’arte e nella politica.
All’interno di questa prospettiva, il personaggio di Marina viene presentato come una carnefice che, attraverso l’innamoramento di Ayoub nei suoi confronti, prende progressivamente coscienza della propria posizione di potere. Il personaggio di Ayoub, invece, si configura come una forma di resistenza a questo assetto coloniale, incarnando uno sguardo altro che destabilizza e mette in crisi le dinamiche di dominio.


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