DI MASSIMO RECALCATI
DRAMMATURGIA E REGIA CLAUDIO AUTELLI
CON SALVATORE ALFANO, TOMMASO ALLIONE, LUDOVICA ANGELINI, CATERINA ERBA, GABRIELE MARTINI, MICHELE MARULLO, PIETRO MOSER, EMILIA TIBURZI E GIORGIA ZATTI
SCENE E COSTUMI GREGORIO ZURLA
LUCI OMAR SCALA
MUSICHE ORIGINALI E SUONO GIANLUCA AGOSTINI
CURA DEL MOVIMENTO DAVIDE MONTAGNA
ASSISTENTE ALLA REGIA ELENA PATACCHINI
PRODUZIONE TEATRO FRANCO PARENTI, CENTRO TEATRALE BRESCIANO
Teatro Mercadante
8 luglio, ore 20:30
Durata 1 ora e 45 minuti
“Siamo soli. Non ci sono piú padri. Solo figli. Non ci sono piú nemmeno le madri”.
“Resta solo da dire «Sí!» Un altro «Sí!» Ancora una volta. Resta solo di alzarsi.”
Amen – Massimo Recalcati
Un’esistenza sul confine tra la vita e la morte, tra battesimo ed estrema unzione. La nuda fede di una madre verso il battito del cuore del figlio. Un vecchio soldato, sopravvissuto alla guerra, insegna la forza del passo nella neve. Sullo sfondo i ricordi di una vita e la presenza incombente della fine. Una preghiera nel nome della vita che non vuole morire. Amen è il primo testo teatrale di Massimo Recalcati.
NOTE DI REGIA
Un coro di giovani attori dà vita al mondo immaginifico del primo testo teatrale di Massimo Recalcati. L’unicità del pensiero dell’autore si scompone in una moltitudine di volti e voci che danno corpo alle sue immagini, ai suoi temi e ai suoi ricordi. L’autore si autorappresenta nella figura del Figlio. Questo protagonista è il perno di un viaggio dentro di sé attraverso una lunga notte, prigioniero di un limbo mentre fuori si avverte un’incombente apocalisse. In questo limbo che racconta la crisi dell’uomo contemporaneo, il Figlio si interroga sul senso della morte, si aggrappa agli esempi di altri uomini che l’hanno preceduto, alle sue conoscenze, agli studi dell’umanità. Ricerca il senso della propria vita, rievoca il proprio passato e la propria nascita. Ad accompagnarlo in questo viaggio compare la figura misteriosa del Soldato. Una figura allegorica che racconta il sentimento di resistenza alle avversità della vita. Un giovane di un’altra epoca, un’epoca di guerre, che ha attraversato una landa desolata di neve per tornare a casa. Che resiste affidandosi al passo. Al ritmo ipnotico del proprio passo sulla neve. Il passo come il battito di un cuore che resiste. In questo viaggio, un’altra figura è preziosa presenza fin dal principio. La giovane Madre, la madre che resiste, che cura, che aspetta accanto al figlio. Gli parla come già fece alla sua nascita quando con il potere e la tenacia della sua presenza lo salvò. La Madre si rivela un custode che starà con ostinazione accanto al figlio perso nei suoi incubi. Giovani ventenni di oggi si interrogano sulla loro posizione di figli del mondo di oggi. Si confrontano con i loro stessi dubbi, le riflessioni e le paure sul proprio futuro. Un’indagine da diverse angolazioni che tocca la biografia dell’autore per allargarsi all’universale tensione di conoscenza per la vita e per la morte. Due facce della stessa medaglia, evocate dalla stessa potente parola “Amen”. Un archivio accoglie questo viaggio dentro la notte del pensiero. Un luogo metafisico che contiene i reperti di istanti di una vita intera. Oggetti, suoni e immagini che cristallizzano quegli istanti componendo una sorta di «cabinet of curiosities»: una stanza di oggetti unici. Un limbo che contiene tutta la vita del protagonista: i suoi ricordi, le sue paure, i suoi incubi, le sue passioni, le sue letture, le persone e i maestri che ha incontrato. Durante questa lunga notte viene visitato dai suoi ricordi e dai suoi incubi mentre fuori infuria un’eterna tempesta. Come nel centro di un ciclone l’apparente calma permette la visitazione di guide come quella del soldato e della madre che aiuteranno il protagonista ad attraversare il viaggio che lo attende. Nel cuore del testo emerge una riflessione profonda sul senso della vita e della morte, che si trasforma in un inno alla vita stessa. Un viaggio intenso che unisce la fragilità del vivere alla forza del rinascere.
Claudio Autelli


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