Liberamente ispirato a Macbeth di William Shakespeare

REGIA ANNA ORABONA E ARIANNA MOFFA
AIUTO REGIA MARCO NAPOLITANO
IN SCENA
I DANZATORI ANNA SIMEOLI, CHIARA MONDA, FLAVIA MAEZZA, STEFANIA PALUMBO, ASIA VARLESE
E CON GLI ATTORI FRANCESCA ZAMPELLI, SILVIA MORMILE, DOMENICO RICCIO
DISEGNO LUCI ANNA ORABONA
COREOGRAFIE ARIANNA MOFFA
COSTUMI DANIELE NICOLETTI
MUSICHE GABRIEL MIRANDA
PRODUZIONE AMARTEMA ARTE E DANZA – LIBERAMENTE APS

Teatro Tedér
1 luglio, ore 21:00

Durata 50 minuti


Amártēma
è una reinterpretazione dell’opera shakespeariana Macbeth in chiave teatro-danza, che si propone come tragedia contemporanea che interroga il concetto di colpa e libero arbitrio.
Lo spettacolo presenta un prologo in stile classico, in cui tutti gli attori introducono il proprio personaggio al pubblico. Da qui ha inizio la narrazione.
Tre streghe profetizzano a Macbeth, generale dell’esercito del Re di Scozia, che un giorno diventerà re; la sua brama di potere, condivisa e alimentata dalla moglie lady Macbeth – altra faccia della stessa medaglia – lo conduce in un vortice di violenza e ambizione: prima l’uccisione del Re Duncan, suo cugino, prendendone il trono, poi l’omicidio dell’amico Banquo, indicato dalla profezia delle streghe come capostipite di una dinastia di re.
Inizia la discesa di Macbeth che, dopo aver commesso i primi omicidi, ha continue visioni di morte, e impazzisce consapevole di aver fatto tutto per nulla. Allo stesso tempo, lady Macbeth non riesce più a sostenere il peso delle loro azioni e decide di uccidersi.
Dopo il rito funebre alla moglie, Macbeth diventa un agnello indifeso, l’animale sacrificale che supplica altre predizioni alle streghe.
Ecate, a capo di queste, inganna Macbeth con false predizioni sull’ invincibilità del suo potere che si rivelerà, però, presto vinto, quando la foresta di Birnam si muoverà contro di lui.
La guerra, reale e simbolica, termina con la morte di tutti i personaggi in scena, vittime della crudeltà della violenza.
Così si conclude la tragedia, un’opera che interroga il confine tra libero arbitrio e libertà, colpa individuale e responsabilità collettiva.


NOTE DI REGIA

AMÁRTĒMA (μάρτημα) è una parola che in greco antico indica l’errore tragico, ovvero la discrepanza tra l’intenzione dell’eroe – brama di potere di Macbeth – e la conseguenza dell’atto, la morte di Macbeth.
Amártēma è il luogo di transizione tra la vergogna tragica greca e la colpa cristiana: ¥ la cultura greca arcaica e classica si basa sul concetto di vergogna, intesa come sentimento pubblico e sociale, dove l’etica nasce dallo sguardo dell’altro (della comunità, degli dèi); ¥ la cultura cristiana, radicata ai giorni d’oggi, ha tramutato il senso di vergogna in colpa, interiorizzando l’errore come peccato, dove lo sguardo dell’altro diventa lo sguardo interiore di Dio o della propria coscienza.
Tutti i personaggi del Macbeth sono eroi tragici: subiscono gli eventi, perpetrando i propri obiettivi, la cui natura – maligna o benigna – viene sottoposta al giudizio della comunità (pubblico).
Amártēma è un atto di domanda, non di risposta. È un rito senza soluzione.

Anna Orabona e Arianna Moffa