CON GIULIA CHIARAMONTE E LORIS DE LUNA
REGIA CHIARASTELLA SORRENTINO
DRAMMATURGIACARLO GALIERO
SCENE ROSITA VALLEFUOCO
PROGETTO SONORO FILIPPO CONTI
DISEGNO LUCI SEBASTIANO CAUTIERO
PRODUZIONE BLUEMOTION THEATRE E CAMPO TEATRALE
SPETTACOLO VINCITORE DEL PRIMO THEATRICAL MASS 2025
FOTO IRMA TICOZZELLI
SI RINGRAZIA ARIANNA POZZOLI, CTC – CENTRO TEATRALE CAMPANO, SPAZIO OKAPI
TEATRO TEDÉR – TEATRO DEL RIMEDIO
2 LUGLIO 2025, ORE 22:00
DURATA 1H E 10 MINUTI
Sinossi
Alla morte della madre, Wanda richiama suo fratello Martino per gestire la casa che hanno ricevuto in eredità. Fratello e sorella non si vedono da quindici anni; l’azione si svolge in casa, fra le macerie di un luogo che smette per sempre di essere quello che è stato. Tale situazione diventa l’occasione per i personaggi di decidere che tipo di relazione ricostruire tra loro e con la casa; se amore o rifiuto, se accettazione o negazione.
Stai cercando un posto in cui la gioia ti fulmini, e le sofferenze assumano tutte un significato. Dove se stai male, piangi. Stai bene, ridi. Ti annoi, giochi a carte. Hai bisogno di parlare, parli. Vuoi fuggire, mangi un gelato. Vuoi sudare, corri. Sei stanco, dormi. Si litiga, ci si odia, si fa pace.
Premessa
Amo tanto la mia città perché si vive male, ma tutti sperano che un giorno si possa vivere meglio.
Il punto di partenza è una drammaturgia originale: un fratello e una sorella che si ritrovano dopo quindici anni nella casa della loro infanzia. La direzione intende decostruire e aprire questa storia dal particolare al generale attraverso un’indagine sia narrativa, che scenica sul concetto di casa.
In tal senso le opere di Justin Bettman (nelle immagini) sono fonte essenziale di ispirazione, per la loro capacità di connettere sfera pubblica e privata in un paradosso critico.
La società in cui viviamo costringe i luoghi in questa duplice forma: luogo del consumo o luogo della produttività. Come si fa a creare una alternativa concreta? Come possiamo prenderci cura di un luogo in modo da trasformarlo in luogo d’amore, di partecipazione, un luogo in cui si sta e basta?
Il progetto
L’assenza della struttura familiare nella vicenda dei protagonisti diventa metafora del progressivo disfacimento del tessuto sociale che si prende cura dei luoghi. La casa, svuotata della sua anima, cessa di essere rifugio: non è più spazio d’amore.
Il titolo Safari richiama un gioco dell’infanzia di Wanda e Martino: mettere in scena spettacolini e interpretare animali fantastici. Ma il safari è anche, per definizione, un viaggio di esplorazione. In questo caso l’oggetto della ricerca è il dialogo: quanto è difficile comunicare con chi amiamo di più?
In psicoanalisi la relazione tra fratelli è definita relazione laterale, distinta da quella verticale tra genitori e figli. Il fratello o la sorella diventano i custodi di ciò che siamo stati, specchi di un’identità che precede la definizione del sé.
Citando Freud:«Nelle primissime fasi di vita del bambino, nelle quali non è ancora ben stabilita la separazione tra Io e gli altri […] il fratello, doppio narcisistico speculare, è un’immagine riflessa di sé; ciò che accade all’uno, accade anche all’altro, in uno spazio psichico comune.»
La struttura drammaturgica corrisponde all’evoluzione del legame tra i due protagonisti, il testo si sviluppa in cinque capitoli:
- Io penso per me
- Parliamo senza ascoltarci
- Parliamo senza capirci
- Parliamo
- Io penso per te
Safari è la ricerca utopistica di quell’ambiente, di quel luogo familiare, di quel ricordo felice. La casa diventa allora simbolo del luogo ricercato, di un luogo dimenticato, per cui è necessario realizzare un Safari inteso come un’attitudine alla ricerca di qualcosa di stupefacente, di giocoso e rivelatorio. Un gioco tra fratelli.
La postmodernità che abbatte il limite tra sfera pubblica e privata, tra luogo di lavoro e luogo di riposo, elimina la possibilità di quel rifugio, non lascia respirare i luoghi d’amore, non lascia spazio alla parola che agisce, alla radice che affonda. Assistiamo impotenti a tale evoluzione delle abitudini: uno spazio viene praticato e coltivato solo se capace di creare plusvalore. Che sia la nostra terra, il patrimonio artistico, i centri storici, persino le nostre identità culturali. Unica alternativa, il luogo della produttività: la fabbrica, l’ufficio, lo smart working. La prospettiva di ricerca è volta a comprendere come invertire questa tendenza, come si possano realizzare anche oggi, luoghi che non siano né di produzione né di consumo, ma d’amore”.
Questo spettacolo vuole indagare quella relazione che in psicoanalisi viene definita “laterale” (tra fratelli), contrapposta a quella “verticale” (tra genitori e figli/e). Un fratello o una sorella come uno scrigno dei ricordi della nostra infanzia, sono i custodi di ciò che siamo stati prima di definirci,citando Freud “(…) nelle primissime fasi di vita del bambino, nelle quali non è ancora ben stabilita la separazione tra Io e gli altri non c’è divisione, dunque, il fratello, doppio narcisistico speculare è un’immagine riflessa di sé e ciò che accade all’uno accade anche all’altro, in uno spazio psichico comune.”
Safari vuole esplorare la geografia dell’amore fraterno in tutta la sua complessità e uno degli oggetti di indagine del progetto è proprio la difficoltà della comunicazione adulta tra fratello e sorella.
Il luogo in cui avviene l’azione è la casa di una madre scomparsa, una casa che è stata testimone della vita intera di questa famiglia smembrata e che è piena di oggetti ormai inanimati che evocano un passato perduto. Safari racconta una casa che c’è ma non c’è più nella sua profonda essenza, racconta una “casa caduta” che è finita nel momento in cui è morta la donna che la abitava, che la animava.
Safari è la ricerca utopistica di quell’ambiente, di quel luogo familiare, di quel ricordo felice. La casa diventa allora simbolo del luogo ricercato, di un luogo dimenticato, per cui è necessario realizzare un Safari inteso come un’attitudine alla ricerca di qualcosa di stupefacente, di giocoso e rivelatorio. Un gioco tra fratelli. La postmodernità che abbatte il limite tra sfera pubblica e privata, tra luogo di lavoro e luogo di riposo, elimina la possibilità di quel rifugio, non lascia respirare i luoghi d’amore, non lascia spazio alla parola che agisce, alla radice che affonda. Assistiamo impotenti a tale evoluzione delle abitudini: uno spazio viene praticato e coltivato solo se capace di creare plusvalore. Che sia la nostra terra, il patrimonio artistico, i centri storici, persino le nostre identità culturali. Unica alternativa, il luogo della produttività: la fabbrica, l’ufficio, lo smart working. La prospettiva di ricerca è volta a comprendere come invertire questa tendenza, come si possano realizzare anche oggi, luoghi che non siano né di produzione né di consumo, ma d’amore.
Il ricavato degli spettacoli della Sezione Osservatorio del Campania Teatro Festival 2025 verrà destinato all’Associazione Gazzella ODV, attiva nell’assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati.
In particolare, dall’ottobre del 2023 Gazzella onlus si occupa di fornire in emergenza pacchi di viveri, acqua potabile, pasti caldi e pane alla popolazione palestinesi. Per maggiori informazioni qui.


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