ABRACADABRA – SEZIONE LETTERATURA
A CURA DI SILVIO PERRELLA
ORGANIZZAZIONE VESUVIOTEATRO
CON ERRI DE LUCA
IN COLLABORAZIONE CON LA CASA DELLA POESIA DI BARONISSI

GIARDINO ROMANTICO DI PALAZZO REALE DI NAPOLI (accesso da piazza del Plebiscito)
22 GIUGNO 2025, ORE 19:00
DURATA 1H E 30 MINUTI

Per Erri De Luca le lingue antecedenti, quelle che sono nate ai primordi del mondo, sono fonti alle quali abbeverarsi quanto più si può. Ed è da una di queste lingue che nasce la parola abracadabra. Ed è dunque lui la persona più adatta non solo per intonarla ma per partire con lei in avanscoperta per ripercorrere la sua “opera sull’acqua”. In collaborazione con la Casa della Poesia di Baronissi.

Ohèv, liubliù, napenda, j’aime, ich liebe, i love
in qualche lingua conoscere il presente di amare,
rivolgerlo in nessuna.
Hashèm, Gott, Bog, Mungu, Theòs, God, Dieu,
saperne i nomi scossi sugli altari
mai chiamarlo col tu,
semplice come l’ossigeno
irrespirabile come l’azoto.
Imparare grammatiche, alfabeti,
restare analfabeta di astinenze.
Stringere in bocca un salmo
come i denti del cane con un osso.

(da Solo andata, Feltrinelli)


ERRI DE LUCA

È nato a Napoli nel 1950 e vive nella campagna romana. Autore di opere di narrativa e di poesia, di testi per il teatro e per il cinema, nel 1989 ha pubblicato il suo primo romanzo, Non ora, non qui. Durante la guerra nei territori dell’ex Jugoslavia, negli anni ’90, è stato autista di camion di convogli umanitari. Nella primavera del ’99 è a Belgrado durante i bombardamenti della Nato, per stare dalla parte del bersaglio. A questo periodo risale l’amicizia con il poeta Izet Sarajlic di Sarajevo, conosciuto durante la guerra di Bosnia, e di Ante Zemljar poeta e comandante partigiano della guerra antinazista. Tra i suoi più recenti libri in prosa, tutti editi da Feltrinelli, Il peso della farfalla, E disse, I pesci non chiudono gli occhi, Il torto del soldato, Storia di Irene, La parola contraria, Il più e il meno, Sulla traccia di Nives, La faccia delle nuvole, Il giro dell’oca, Impossibile, A grandezza naturale. Erri De Luca ha tradotto alcune parti dell’Antico Testamento e ha curato i volumi L’ospite di pietra. L’invito a morte di Don Giovanni. Piccola tragedia in versi di Aleksandr Puškin, L’ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer e Canto del popolo yiddish messo a morte di Itzhak Katzenelson. Ha pubblicato le raccolte poetiche Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (Feltrinelli) e, nella collana bianca di Einaudi, Opera sull’acqua e altre poesie, L’ospite incallito, Bizzarrie della provvidenza. I suoi libri sono stati tradotti in oltre trenta lingue.

CASA DELLA POESIA DI BARONISSI, il progetto elaborato dalla Multimedia Edizioni di Sergio Iagulli e Raffaella Marzano, nasce nel 1995. Casa della poesia crea subito una vera e propria struttura stabile che ha al suo interno una biblioteca, una mediateca, una casa alloggio per poeti di tutto il mondo (con un’attenzione particolare alle aree geografiche “difficili”), un centro di raccolta, promozione e produzione di materiali audiovisivi sulla poesia. Il suo sito web (www.casadellapoesia.com) raccoglie materiali provenienti da tutto il mondo (testi, registrazioni, rivista on-line, dirette audio e video, ecc.). Inoltre, Casa dellla poesia promuove la diffusione della poesia contemporanea nelle scuole: attività che va dal mettere a disposizione di studenti e docenti i propri materiali (libri, video, registrazioni, ecc.) fino alla realizzazione di progetti comuni con scuole e università.

Abracadabra, cinque sillabe tutte cadenzate in a.
Sembra che la sua origine venga dall’aramaico.
E che significhi “io creo mentre parlo” o “quel che dico accade”.
Ma più che significare, la parola che ho scelto quest’anno per la nostra rassegna di poesia, suona e
direi di più, balla.
Nel suonare e nel ballare, i poeti e l’abracadabra sembrerebbero consustanziali.
Gioco malinconia sussurro rivolta arruffìo di sillabe, nei poeti è la lingua a creare spazio psichico e
dunque geografia abitabile, tende nomadi da starci quel che serve per poi andare altrove, dilà.
Nello stare transitorio, nello sporgersi verso l’udito di un pubblico in continua mutazione, dire
abracabra significa letteralmente fare formula magica, alchimia di sillabe colorate, sfida alla paura
che è sempre più ovunque e sempre più divora le nostre cellule percettive.

Silvio Perrella