Ph Guglielmo Verrienti per Cubo Creativity Design
Testo e regia Francesca Muoio
Interpreti
Anna Carla Broegg
Marianita Carfora
Cesere D’Arco
Morena Di Leva
Valeria Frallicciardi
Francesca Muoio
Davide Paciolla
Antonio Perna
Enrico Sortino
Luca Trezza
Scene e grafiche Giulio Villaggio
Costumi Antonietta Rendina
Luci e audio Martin Emanuel Palma
Musiche originali di Edoardo Simeone
Coreografie Sara Lupoli
Burattini Selvaggia Filippini
Aiuto regia Davide Paciolla
Assistente alla regia Raffaele Parisi
Trucco Ciro Florio
Foto di scena Martin Devrient
Ufficio Stampa Monica Iacobucci
Distribuzione Theatron 2.0
Una produzione di PrimeLune Teatro
Palazzo Reale – Cortile delle Carrozze
18 giugno 2018 ore 21.30
durata 1 ora e 30 min
«È un sabato d’agosto, 1960. Caterina ‘a pazza si aggira per le strade del quartiere con in mano una torta con una candelina. “Panna e cioccolato a vivi e muort lev’ ‘o sciat” continua a bisbigliare ed Alice incuriosita decide di seguirla. Inizia così il suo viaggio senza tempo nel paese che è sempre esistito, che esisteva sin da prima di mai. Ad accoglierla una piccola comunità che attende con ansia l’inizio di una festa. Nelle ore che scandiscono l’attesa, un turbinio di urla festanti, di giochi infantili, di idee sussurrate, di riti gridati e preghiere dovute, di sogni raccontati e desideri mancati, di balli, confessioni, catastrofi e canti. Alice affronta spaventata e divertita la quotidianità delirante di quel paese lontano lontano. E i suoi ricordi riaffiorano, le storie si mescolano e ritornano le favole narratele dal padre. “Na favola è comme a na preghiera e nu scrittore è comme a nu Dio. E se ci credi veramente nu segreto r’ ‘a vita te rivela.” È nella fede costante che riponiamo in un sogno o in una favola la dimostrazione concreta della loro esistenza. E Alice si ritrova a scontrarsi con la veridicità di questo assunto. Col corto circuito di una realtà dominata proprio dalle dinamiche di quei sogni e di quelle favole che, mischiandosi a quelle della vita reale, ne stravolgono il senso, lo sintetizzano, lo enfatizzano. Dal cielo piovono saluti, un cane è il messaggero di Dio, la guerra dura quanto una canzone e tanto altro è possibile nell’onirica danza tra prosa e poesia consumata nel paese di chi se ne va. Tutta questa tempesta di suoni, parole ed immagini inonda la piccola Alice che, solo dopo aver affrontato l’intero viaggio, solo dopo aver attraversato paure e memorie, fantasie e silenzi potrà partecipare alla festa tanto attesa dagli abitanti del luogo.
Una ballata di voci e di corpi. Una ricostruzione di fatti irrealmente avvenuti. Quel girotondo tribale ed eterno in cui la vita e la morte, tenendosi per mano, ostinate girano disperatamente e gioiosamente assieme. “E sulo int’ all’uocchie dei cani, dei pazzi e dei poeti si riesce a spià na briciola ‘e memoria di tutto questo immenso e insensato girare”».


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