CON CESARE BOCCI, FRANCESCO MONTANARI, CLAUDIA POTENZA, ROBERTA SPAGNUOLO
REGIA FORTUNATO CERLINO, MARCELLO COTUGNO
SCENE E COSTUMI MARIA TERESA PADULA
VIDEO E FOTO SCENOGRAFIA ANDREA DE FUSCO
MUSICHE PEPPE BRUNO
LUCI GIANLUCA CAPPELLETTI
PRODUZIONE NUOVO TEATRO
DATE 22, 23, 24 GIUGNO (ORE 21.30)
LUOGO CASTEL SANT’ELMO – PIAZZA D’ARMI
DURATA 1H 50MIN + INTERVALLO
LINGUA ITALIANO
Dopo il grande successo della serie tv Gomorra, Fortunato Cerlino è uno degli attori più richiesti dal cinema sia nazionale che internazionale. L’attore e regista propone qui un testo da lui stesso scritto dal titolo grottesco Potevo far fuori la Merkel, ma non l’ho fatto. A firmare insieme a lui la regia Marcello Cotugno, che prosegue con questo testo il lungo percorso di ricerca sulla drammaturgia contemporanea, dopo aver diretto, nel 2014/15, Some Girls di Neil LaBute e Novantadue – Falcone e Borsellino vent’anni dopo di Claudio Fava.
La storia di Potevo far fuori la Merkel, ma non l’ho fatto si svolge in un condominio in cui vivono quattro personaggi. Michele e Yvonne hanno tre figli e sono in forte crisi matrimoniale: lui è uno psicanalista di successo, lei è depressa. Poi c’è Gloria, paziente di lui e amica di lei che sogna di vivere a Berlino perché “la Germania è dentro alla storia”. Infine c’è Modesto un eroinomane trentottenne mantenuto dalla madre che trascorre le sue giornate a memorizzare la biografia di Jobs e a guardare film porno. Un testo che racconta vizi e virtù di una società alla deriva in maniera scanzonata e cinica. Scrive Cerlino: «Tangenziale di Roma. Sopraelevata. Sono nel traffico cittadino. La radio manda senza sosta notizie relative alla crisi economica in cui il nostro paese e l’intero sistema occidentale è piombato. Fa caldo. Un incontro di lavoro andato male, il privato pieno di dubbi e ripensamenti. Lo spread mi innervosisce più delle decisioni che devo prendere per la mia vita. Il cronista racconta con enfasi che la Merkel è intenzionata a difendere la linea del rigore contro i Paesi che non fanno i compiti a casa. L’Italia è tra questi. Gli italiani non sono affidabili. Accanto a me intanto sfila, districandosi nel traffico, una delegazione di auto blu. Dai finestrini oscurati riconosco la sagoma di un uomo politico italiano molto importante. Collabora con la Merkel. La mia mente è attraversata da un pensiero improvviso, come una scossa elettrica: “Se giro il volante faccio precipitare l’auto del potente politico italiano nel vuoto”. Andrò in galera, ma forse parteciperò attivamente alla storia del mio paese. Scriverò un libro su come ho salvato l’Italia. Un fremito. Una goccia di sudore sulla fronte ed una strana luce negli occhi. Non è solo un pensiero, è una possibilità, reale. La storia mi sta sfilando accanto. Posso farlo. Posso davvero farlo. Non lo faccio. Le auto blu sono passate. Tutto è come prima. Resto nella crisi».


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