Soleil couchant e Dans l’atelier spalancano le porte della meraviglia al Teatro Mercadante, nel suo Ridotto, dal 2 al 6 luglio. Alain Moreau, che ha curato le due rappresentazioni in ogni parte, muovi i fili della nostra fantasia, affollando la sala di suggestioni e non detti, che ogni spettatore, parte complementare del gioco teatrale, riempie di significato con la propria sensibilità. Protagoniste assolute sono le marionette, ognuna caratterizzata dalla propria personalità prorompente, che coinvolge chi le guarda. Soleil couchant, metafora del tramonto della vita, è l’illustrazione poetica, attraverso dei piccoli ma significativi gesti, del senso di fragilità e caducità della vecchiaia.
Un anziano signore, che prende in prestito gambe e braccia dell’autore, in un religioso silenzio, si aggira in una spiaggia deserta, preparandosi a compiere il suo rito. Rimasto solo, si predispone alla fine. Al suono delle onde che si infrangono, una fede ed un pezzo di stoffa appaiano come i cimeli di una vita che fu. Le luci lentamente calano, la sabbia gli scivola tra le dita, come la sua esistenza e i suoi ricordi, mentre il mare scorre, con i suoi flussi e riflussi, ingigantendosi per diventare potenza demolitrice, pronta a trascinarsi via l’uomo e il suo passato.
Cambio di scena e di registro: il pubblico rientra in sala per assistere alla seconda parte dell’opera, Dans l’atelier. Il palco ospita un tavolo da lavoro, un’officina dove il teatro si rivela nella sua costruzione. Una marionetta solo busto cerca, inarrestabile, di forgiare la propria identità, attraverso la fabbricazione di un volto. Sebbene a dargli la vita siano le due interpreti, Angela Malvasi e Yannick Duret, una volta animatasi, sprigiona tutta la sua energia e vivacità, riuscendo, prima, ad interagire rispettosamente con chi la muove, in un equilibrio tra le parti, per poi prendere il sopravvento. È con un contrasto comico ed entusiasmante, dunque, che si svela il funzionamento degli ingranaggi della macchina teatrale: una creazione, una volta messa al mondo, dà forma ad una realtà alternativa e diventa indipendente dall’artista, che ne è l’artefice.
Angela Bottigliero


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