Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare è un’opera composita, in cui si fondono tre mondi: quello della magia, quello degli umili artigiani e quello delle corti. Ma soprattutto è una storia senza tempo, che invita a riflettere sull’amore come forza volubile e cieca, assimilata alla follia. E proprio questo sogno hanno voluto rappresentare gli attori del Progetto Terza Generazione, che hanno messo in scena l’opera al Bellini per il Napoli Teatro Festival.
Un gruppo di giovani artisti, diretto da Michele Schiano di Cola, impegnato per la rinascita culturale e sociale del territorio flegreo attraverso l’educazione alle arti sceniche e alla cultura.
Nella messinscena dell’opera shakesperiana, tradotta daMassimiliano Palmese, gli attori, distesi sul palco, cadono e si rialzano, immersi in un atmosfera dove il sonno e la veglia si confondono e prende corpo una rappresentazione tridimensionale delle inquietudini e dei desideri carnali che muovono i personaggi. Sono loro a riempire una scena vuota accompagnando la narrazione con gesti, contorsioni, balli e suoni che restituiscono allo spettatore il senso dell’arte come commistione di generi.Del resto è l’animo umano ad essere un intreccio di sentimenti contrastanti, che in questa rappresentazionetrovano espressione lirica in una forma che non è mai convenzionale.
Gli attori Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Clio Cipolletta, Adriano Falivene, Rocco Giordano, Irene Grasso, Pako Ioffredo, Nuvoletta Lucarelli, CecilaLupoli e Davide Mazzella, fanno rivivere la celebre e intricata fiaba, cercando di non far pesare agli spettatorila mancanza di costumi e di cambi di scena. Un colpo di carillon fa capire al pubblico che è arrivato il momento di abbandonare la realtà per qualche ora e concedersi a qualche visione a sorpresa. Comincia il racconto delle nozze ateniesi di Teseo e Ippolita, dell’amore di Ermia per Lisandro, contrastato dal padre che vorrebbe darla in sposa a Demetrio, di quello di Elena, che ama Demetrio ma non è ricambiata.
Nel bosco gli amanti trovano rifugio in una dimensione dominata dal caos, dove agli spiriti che lo abitano è dato il potere di cambiare a proprio piacimento l’ordine delle cose. Così il malizioso folletto Puck, con i suoi incantesimi, può far innamorare la sua regina Titania di un rozzo artigiano a cui è spuntata per magia una testa d’asino, e che vaga coi suoi compagni per allestire una commedia da presentare a corte. Ma può anche fare in modo che ciascuno ami chi vuole e ne sia ricambiato.
E’ questo il significato della commedia shakesperiana: l’innamoramento nasconde le qualita’ fisiche e morali della persona amata, per poi rivelarle una volta svanito l’incanto. Il caos può essere artefice del nostro destino, e nulla possiamo fare per contrastarlo. L’incantesimo questa volta però è salvifico, e i giovani amanti, tornati ad Atene, potranno unirsi secondo i loro desideri, mentre gli artigiani rappresentano dinanzi a Teseo e Ippolita la tragedia di Piramo e Tisbe, trasformata dalla loro imperizia in una irresistibile farsa.
Suona di nuovo il carillon, la favola è finita, il pubblico si sveglia e rivede le luci scintillanti del Bellini. E’ stata solo una visione, un inganno, un racconto non vero ma accaduto tante volte.
Simone Sormani
Master in Drammaturgia
Università degli studi Federico II di Napoli


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