Gli occhi sgranati sul buio del sottosuolo di uomo, a far luce solo una candela portata nelle mani del regista Alfonso Santagata che, per il Napoli Teatro Festival, mette in scena nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale un’opera inedita dal titolo “I Malvagi”, ispirato dopo anni di studi su Fedor Dostoevskij.
Il protagonista di Santagata Raskolinkov (Simone Taddei) – come egli stesso si definisce – è un uomo straordinario. Straordinario, da intendersi nella sua accezione etimologica latina (extra: fuori, ordinem: ordine), un fuori ordine, un senza governo e senza dio, un uomo per il quale esistere è prendere parte ad una rivoluzione continua; solo così può vivere – sempre parafrasando Raskolinkov – un uomo straordinario, che fa progredire l’umanità rispetto alla massa di uomini ordinari che invece vivono per proseguire la specie.
Benché l’accentuata cornice politica in cui si articola la vicenda, ciò che davvero interessa al regista è raccontare l’espressione dei rapporti umani, ricercandola in qui frammenti di personalità che emergono nei dialoghi del protagonista con la sorella (Sandra Ceccarelli), oppure nei gesti con la vecchia usuraia (Carla Colavolpe).
In una stanza buia, fredda e asettica, il protagonista Raskolnikov (nonché omonimo protagonista del libro Delitto e Castigo) incontra quegli individui che più di altri hanno determinato i suoi pensieri e quindi il suo sottosuolo, a loro darà conto della sua vita spettrale tra febbrile eccitazione interventista, attacchi di panico e liturgia mistificata. Il picco di espressività sentimentale si raggiunge nella scena in cui il protagonista danza con il cadavere appeso al collo dell’usuraia, come a creare una connessione tra vivi e morti, aggiungendo così ulteriori indizi: dal non luogo dello spazio al un non tempo della storia.
Peccato per l’inadeguatezza dell’allestimento, nel cortile di Palazzo Reale, ove i molti rumori dell’antistante piazza mal si conciliano con la necessaria attenzione per capire la complessità del testo, rischiano l’incomprensibilità.
Giovanni Negri


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