Al secolo è Luca Persico, ma per le strade e nella musica è ‘O Zulù e Ridire è il suo spettacolo: tanto personale quanto politico e tanto politico in quanto personale. Tre immaginifici atti che percorrono altrettanti decenni d’attività artistica e non solo.
L’ora e mezza dello spettacolo è intensa: più di un reading, non un concerto, né un one man show. Francesca De Nicolais ed Edo Notarloberti occupano il palco insieme a lui e lo riempiono con grande energia. Il lavoro dei tre si somma in maniera omogenea e piacevole. Le musiche di Edo Notarloberti e del suo violino sono avvolgenti, un vino buono che crea atmosfera. Francesca De Nicolais scandisce i tempi e gli spazi. Riesce a far sorridere, decomprime e tiene lo spettacolo al di qua del retorico, innaffiando di disinvoltura ogni monologo. Nel finale interpreta il monologo di Luca offrendogli una dimensione visiva e simbolica, che insieme alla musica, triplica, forte dei tre medium diversi, la potenza delle idee e della passione di una persona che con lessico e categorie politiche precisissime si è mossa con consapevolezza del, e nel, linguaggio teatrale.
Il lavoro sui costumi di Rita Russo impreziosisce inizio e conclusione dello spettacolo. Pino Carbone, spazio scenico e regia, crea spazi e tempi adatti ad esaltare il trio: il palco si apre in un ambiente familiare, da studio di registrazione, diviso da immaginari muri fatti da scatole di plastica, dove conservare le vittorie inutili; fedele all’idea di abbattere i muri, si rompe subito la quarta parete e le scatole diventano, o tornano, solo scatole molto presto. Nel finale formano un muro vero su cui viene esibita la bandiera palestinese.
Contro gli alveari di cemento che producono delinquenza o miseria, contro lo sfruttamento del lavoro, contro la pulizia etnica che subiscono i proletari che muoiono nei cantieri, contro la polizia e le forze dell’ordine che picchiano in piazza o fanno mattanze come quella alla Diaz, contro le carceri e i carcerieri, contro il successo, la politica e la gente per bene, contro l’edera che sale strisciando, Luca, ‘O Zulù, lancia quelle che nel sottotitolo chiama parole a fare male. Alcune sono davvero bombe a mano che esplodono e le cui schegge finiscono negli occhi e li fanno lacrimare.

Francesco Niglio