Nel chiostro del duomo di Salerno, tra luci ed ombre di un palco illuminato in retrospettiva, Peppe Barra con la bravissima Lalla Esposito, mette in scena lo spettacolo “Non c’è niente da ridere”. Fedele alla tradizione artistico-teatrale partenopea, racconta storie di vita tratte dalla realtà più cruda, quella delle carceri, del contrasto tra emancipazione femminile e stereotipi, tra il sorgere e il tramonto dei sentimenti e dei ricordi. Tutto riporta nel passato, la semplicità scenografica, la vetustà degli arredi, le maschere, luoghi comuni dei primordi teatrali che riescono ancora ad emozionare gli spettatori, a strappare sorrisi velati di commozione e malinconia. Il personaggio di Pulcinella, caro all’artista, apre la scena, simboleggia le contraddizioni della vita che Peppe Barra ama rappresentare, incarna la metafisica della sintesi degli opposti, esprime il sorriso ed il pianto, la risata e la commozione, il comico e il drammatico, l’eterno conflitto del divenire cosmico che avvolge e travolge le vite umane. La favola teatrale, con la regia di Lamberto Lambertini, si perpetua sulla scena, porta lo spettatore nel passato come evasione da un presente per cui “Non c’è niente da ridere” perché difficili e drammatiche sono le vicende accadute e serie sono le cose che l’artista esprime. Piccole rappresentazioni teatrali si susseguono tra duetti e monologhi, ora allietati da battute, musiche e canzonette da Cafè chantant ed ora evocando immagini poetiche e teatrali di autori napoletani, quali versi di un’antica poesia “Chiove. Na gucciulella scorre ‘ncopp a ‘na rammera…” o come le parole di Filumena Marturano, “Nun durmette tutt’ ’a notte… E ’o calore… ’o calore…e acussì…accusì …accussì. Peppe Barra più volte si rivolge al pubblico e chiede alle sue battute comiche, “che ridete a fare?” Un orologio con forme inconsuete, dalle lancette che girano velocemente, fa da sfondo al duetto tra l’attore e l’attrice in cui, la perdita della memoria di due anziani coniugi che non ricordano chi sono e che vivono sotto lo stesso tetto, mette a nudo l’amara realtà del tempo che, inesorabilmente, porta con sè la coscienza, il ricordo, gli affetti. La comunicazione teatrale è spoglia di ogni tecnologia e di effetti speciali, i sentimenti, le emozioni vengono trasmessi con Il tono di voce, l’inclinazione o un’inflessione particolare, è un linguaggio che passa attraverso gesti, segni ed espressioni del volto, un’arte antica di cui Peppe Barra rappresenta l’erede più nobile, testimone delle origini più antiche della commedia dell’arte.
Tommasina La Rocca


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