Un adattamento molto originale quello del regista e interprete Enzo Moscato che rielabora l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, di cui oltre ad esserne ideatore, si è occupato anche della scena e dei costumi. Il testo dell’autore americano, lo ricordiamo, è una raccolta di poesie dove ogni ecloga è un epitaffio di ognuna delle persone sepolte in un cimitero immaginario del Midwest statunitense.
Moscato trasferisce il cimitero a Napoli, nel paesino di Spentaluce, e le anime scalze sono le vittime dell’ultimo risveglio del Vesuvio, le luci di Cesare Accetta, infatti, inizialmente sono rosse come a voler evidenziarne appunto l’eruzione.
Con un’alternanza elaborata, fatta anche di splendidi giochi tra luci e ombre, il regista mette in scena ben 20 personaggi che parlano a turno raccontando, e continuando ogni volta per tre o quattro minuti, un pezzo della propria storia di quando erano in vita. E lo fa magnificamente servendosi di alcuni dei migliori attori della scena partenopea, oltre a recitare egli stesso: da Benedetto Casillo a Imma Villa, da Massimo Andrei a Tina Femiano fino a Carlo Di Maio, gli interpreti si avvicendano in una scenografia fatta di croci con tanto di identificativo del defunto, vedove afflitte che vagano per la necropoli, anime di bambini in pena che non parlano e sembrano zombie e, non ultimo, Pulcinella, interpretato da un bravissimo Giuseppe Affinito.
Con un’atmosfera surreale eppure molto concreta, lo spettatore resta rapito dal palcoscenico senza quinte e senza alcuna separazione, come se si volesse intendere che il cimitero non è soltanto ciò che c’è sul palco ma anche oltre. Le musiche, di cui si è occupata Teresa Di Monaco, sono una miscela di testi, tra cui anche uno di Viviani, cantate quasi tutte dallo stesso Moscato che sembra faccia come da cicerone per il pubblico (forse l’unico ad essere vivo?).
Nel finale il regista è piuttosto originale, in quanto improvvisamente, prima di terminare con una canzone corale, per quindici secondi circa, gli attori smettono di essere personaggi e parlano tra di loro dello spettacolo e delle loro performace, lasciando e salutando la platea con un sorriso, nonostante tutto.
Monica Todino


![CTF26_PALADINO_2560x500px[45]](https://campaniateatrofestival.it/wp-content/uploads/2026/05/CTF26_PALADINO_2560x500px45.png)

