Una ricerca della felicità tutta emiliana: è questo il tema centrale dello spettacolo “Punto triplo” andato in scena il 13 giugno presso il Ridotto del Teatro Mercadante ad opera della compagnia Pietribiasi Tedeschi. Ad una prima impressione si potrebbe pensare che si stia per assistere ad uno spettacolo sull’acqua, aiutati dalla proiezione su una tendina bianca proprio di un mare. Viene subito da pensare: se si parla di acqua e si sa essere questo un elemento che non ha margini come faranno mai i tre uomini su un ridotto palco di legno a rappresentare il suo movimento infinito e costante? Ma appena la voce narrante dà inizio alla storia, i tre attori prendono vita e cercano, attraverso il solo movimento dei loro corpi, di far capire cosa davvero è, o potrebbe essere, questo punto triplo.
Punto triplo – unicità e triplicità dell’acqua. E lo fanno partendo dalla proiezione del tipico diagramma di fase con indicato il punto triplo all’intersezione dei tre campi di esistenza dello stato solido, liquido e gassoso dell’acqua, elemento fondamentale alla vita sul nostro pianeta; la sua unicità e triplicità, i suoi cambiamenti di stato (solido, liquido e gassoso appunto), i punti di equilibrio e i punti di passaggio tra uno stato e l’altro.
Idratazione e disidratazione, memoria e perdita di memoria: può l’acqua fare tutto ciò? Si. Se idratazione e memoria del corpo sono il simbolo dell’infanzia, disidratazione e perdita di memoria sono sinonimo di vecchiaia. Sul palco si è assistito proprio al passaggio da uno stato all’altro dell’uomo che ha cercato, attraverso la dialettica fra pensiero scientifico e pensiero umano, un costante equilibrio dentro e fuori di sé: tre corpi che in modo sinuoso ed in equilibrio si sono mossi come fossero onde del mare, come a lasciarsi trasportare da un lato e a frenare invece dall’altro questa inesauribile rincorsa verso il punto triplo. E se questo fenomeno è, nel mondo scientifico, la bellezza e la compiutezza della ricerca perché rappresenta l’equilibrio, nel mondo cristiano è il simbolo di Dio (uno e trino) e nel mondo numerico è il punto perfetto in quanto sintesi del pari (due) e del dispari (uno), per l’umanità rappresenta una fuga.
Il punto triplo, l’equilibrio, lo stare bene con se stessi è un qualcosa di fugace come la bellezza, la vita, l’amore: si sta bene nel ricordo, celebrando i nostri momenti di felicità da bambini, i nostri attimi di meraviglia e di stupore. Ma poi si cresce, si diventa adulti, si indossa una tuta bianca e si diventa cavie chimiche: la formulazione del punto triplo viene provata su di noi, proiettata sui nostri corpi e si cerca allora di andare oltre se stessi per raggiungere quell’equilibrio che altro non è se non utopia, il punto triplo dei punti tripli. Si, forse magari il punto triplo esiste davvero al di fuori del nostro corpo e bisogna solo trovarlo, capire quale formula umana serva per raggiungerlo e questa folle rincorsa porta però ad un ultimo viaggio: si muore. Ebbene, cercando la felicità, il punto di equilibrio, il punto triplo della nostra esistenza dove siamo tutto e niente, si muore e si può morire o per davvero con il corpo o ancor peggio si può morire nello spirito, nella mente, nelle idee e nella voglia della continua ricerca e curiosità. Si entra in una specie di cerchio.
Non è un caso che lo spettacolo finisca così come è iniziato, ovvero con un corpo seminudo sul pavimento e due infermieri accanto a lui pronti ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio.
di Diletta Picariello


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