Alla Villa Pignatelli di Napoli, il 27 Giugno, uno Spettacolo imperdibile messo in scena dal Maestro burattinaio Brunello Leone: una miscellanea di drammi shakespeariani tradotti in guarattellesco.
Ricordate la leggenda della macchina del tempo? Bene. Immaginate di essere a bordo di una di quelle perché, “Pulchi shake & speare”, fantasticamente, Vi catapulterà nell’intramontabile Commedia dell’Arte mista al mondo delle Marionette. E dei Burattini. Un riassaporare la tradizione dei girovaghi e dei saltimbanchi medievali. Una cornice di frescore smorza i quasi trentacinque gradi del sipario partenopeo. Location accogliente. Sedute in total vimini, un semplice palcoscenico, colori seicenteschi, una pedana rialzata debolmente illuminata dalle candele delle due torri hand-made del simil castello. Ecco il biglietto d’ingresso per accedere alla Rappresentazione.
La trama è un collage di personaggi shakespeariani: da Iago a Desdemona, passando per Amleto, Otello, Romeo, Giulietta, Macbeth e il perfido Riccardo III. Ognuno combinato in perfetta parodia con i personaggi del Teatro delle Marionette – ognuno col suo pseudo-alter-ego – : Pulcinella, Pierrot, Mr Punch, Mobarak e addirittura… Totò. Astuto il gioco degli scacchi da sempre metafora della vita e delle posizioni in Essa da assumere: Lady Macbeth diverte. Ed è proprio la regina nera della scacchiera a prender voce.
Essere o non essere… non è un problema”: una delle tante citazioni che riprende il Grande del passato e le sovverte con il linguaggio moderno. Insomma, l’euforia si mescola alla fantasia, alla saggezza. E a qualche spunto di comicità volgare che non fa di certo bene a qualche BabySpettatore presente. Meglio la rivalità storica dei Capuleti e dei Montecchi inscenata attraverso la rivalità fra Marionette e Burattini.
Anna Leone – che ne cura la regia – da pignola calotipista è capace di ricalcare una tradizione artistica complessa e deliziosa: è uno stupefacente ritorno ai giochi e ai lazzi della Commedia dell’Arte, ai movimenti delle Marionette, ai cambi di voce.  È come una ricetta condita da squisiti ritmi, da prelibati tempi, profumata da dialoghi serrati e recitazioni accelerate, da gustosi inserti musicali per sottolinearne la viva popolarità. Al poliedrico giovane musicista – sempre presente in scena – pronto ad accompagnare la recitazione con violino, chitarra, fisarmonica, tamburello e ukulele: nota di merito. Meno sulla canzone dall’ingenua e disincantata bellezza di Pasolini – perfettamente attinente al contesto – dove il pubblico ha rischiato davvero di capire “Cosa sono le nuvole”.  

Michele Carucci