“La storia che sto per raccontarvi è una storia straordinaria e ciò nonostante è una storia vera”.
È così che nelle serate del 24 25 e 26 giugno, al Teatro Mercadante di Napoli, si apre il Pinocchio di Joël Pommerat, rapendo il cuore ed emozionando attraverso le parole del narratore, interpretato da Hervé Blanc, che dal proscenio abbatte la quarta parete coinvolgendo immediatamente lo spettatore, invitandolo a porsi interrogativi sulla propria esistenza, a prender parte a qualcosa di magico e strabiliante che di lì a poco prenderà forma insieme ai personaggi, primo fra tutti il burattino, Myriam Assouline , e poi il truffatore interpretato da Sylvain Caillat, l’anziano impersonato da David Dubois e l’immancabile e stupefacente fata, Maya Vignando.
Il mood della rappresentazione incanta e rapisce insieme alle composizioni musicali di Antonin Laymarie, portandoci in un mondo onirico, lì dove nulla è scontato e tutto può succedere, come ad esempio: nascere da un tronco di legno o essere inghiottiti dalle fauci di una balena e decidere caparbiamente di vivere nel suo ventre come a protezione dai pericoli del mondo fuori.
Il pubblico di ogni età, incantato ed estasiato dinanzi alla meraviglia, diventa partecipe alla storia che non lascia il tempo di rinviare le emozioni suscitate dalla narrazione.
Il Pinocchio di Pommerat è un adolescente aspro e capriccioso, intollerante ma anche incosciente, affascinato dai piaceri effimeri concessi dalla vita facile e inconsapevole dei rischi cui potrebbe andare incontro. È un ragazzo sprovveduto, una marionetta facilmente “raggirabile” dalla scaltrezza e dalla malignità di chi diversamente da lui, seppur nato umano, si rivela privo di cuore.
La storia nasce da quella scritta da Carlo Collodi ma ora è reinventata, proposta attraverso gli espedienti sperimentali di una ricerca collettiva, ricreando così una atmosfera suggestiva e meravigliosa proprio come la più bella delle favole, dove ciò che nasce attraverso l’incanto diventa il vero.
“Nella vita niente è più importante che vivere nella verità” , è ciò che il narratore quasi ci sussurra all’orecchio come in un momento confidenziale e intimo; così una presa di coscienza si accende nell’animo di chi già conosce quella storia ma percepisce adesso qualcosa di nuovo, diverso, ancora mai raccontato.
Sarebbe semplicistico attribuire alla magia la metamorfosi cui è sottoposto il protagonista che da burattino inesperto e impacciato diventa bambino coscienzioso attraverso le proprie avventure, talvolta sofferte e difficili.
Il Pinocchio di Pommerat capisce che è inutile scherzare con la verità, diventando così un esempio emblematico, il manifesto attraverso il quale si comprende che si può nascere davvero, solo senza chiudere la porta alla sofferenza, poiché è anche attraverso questa che si può giungere alla verità e alla conoscenza.
Iolanda Schioppi


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