Terrazza di Castel Sant’Elmo al tramonto, pubblico numeroso e attento, il numero di persone ha superato quello dei posti a sedere. Lettura di Ascanio Celestini, accompagnata dalla fisarmonica di Gianluca Casadei.

In tanti hanno parlato di Napoli: l’hanno fatto con la musica e con le canzoni, l’hanno fatto coi romanzi e con i film, con la poesia e con le immagini. Tutti hanno colto la magia e il folklore di questa città: il sole, il mare, Masaniello, il munaciello. Qualcuno ne ha colto la contraddittorietà: l’immondizia e la camorra. Ma a chi sarebbe venuto in mente di fare una dedica a Partenope, usando la voce del dolore? Questo abbiamo visto e sentito della lettura di Celestini “Il nostro domani” nell’ambito del ciclo di letture dedicate a Napoli durante il Napoli Teatro Festival Italia, il quale ha scelto di parlare di questa splendida città utilizzando le parole dei genitori di Davide Bifulco, sedicenne napoletano assassinato da un carabiniere.

Periferie e gente comune – Ascanio Celestini e Napoli. Il discorso è in prima persona, le parole sono quelle del padre di Davide: quattro figli, un lavoro al nord, le lotte per avere una casa. Ma poi la vita di suo figlio: la passione per il calcio, la volontà di staccarsi di dosso l’etichetta del “solito napoletano”, di dare alla propria famiglia un destino migliore. Dopo il primo applauso, si è passati alle parole della madre, lette prima, ascoltate direttamente da una registrazione poi. Un dolore inspiegabile e sicuramente incomprensibile, ma consapevole dell’ingiustizia subita. Davide è stato assassinato senza un motivo, forse perché scambiato per un latitante e, nonostante le indagini siano ancora in corso, Napoli non esita a gridare la sua innocenza.

È questa la città di cui vuole parlare Celestini: la Napoli vera, quella delle periferie, della gente comune. La Napoli che lotta per una casa e che fatica ad arrivare a fine mese. La Napoli della solidarietà, delle grida accorate per una causa comune. La Napoli che sente lontano lo Stato e che, anzi, lo vede come un nemico. Come un assassino. La Napoli che ha un dovere. La Napoli che deve migliorare. Ecco perché Celestini riprende le parole di Venedikt Erofeev, con la volontà di lanciare un messaggio: “Il nostro domani sarà più luminoso del nostro ieri e del nostro oggi, ma chi ci garantisce che il nostro dopo domani non sarà peggio del nostro altro ieri?”

Quando una persona è chiamata a raccontare di una città, si è soliti parlare della città e del proprio stupore. Che sia Milano, Genova, Palermo o Taranto, se ci viene chiesto di raccontare di una città, parleremo della città e del nostro stupore. Con Napoli non è così, spiega Celestini, il quale dichiara di avere una sola verità, piccola: Napoli non è come tutte le altre città, Napoli è dove comincia il mare. Anche se in molti non lo capiscono, non se ne rendono conto, e con una sorta di patriottismo di provincia o di comunismo buonista, rivendicano per sé il mare o si limitano a dire che è di tutti. Ma alla fine del mondo, un uomo che non parla nessuna lingua, piangerà e ci abbraccerà, perché solo chi sa dove finisce il mondo può capire dove comincia il mare.

Nicole Esposito