Ambientazione amena, parole in versi e buona musica. La sezione letteratura, all’interno del Napoli Teatro Festival, curata da Silvio Perrella, accoglie gli spettatori nei giardini di Villa Pignatelli e offre piacevolissimi momenti di poesia e riflessione.
Giovedì 22 è stata la volta di Bruno Galluccio e Antonio Raia che hanno riproposto l’accoppiata, già sperimentata e risultata vincente, dello scorso settembre in occasione della mostra Mito e natura. Alla voce del poeta, si alterna quella del sassofono di Raia, talvolta disposto a sposare e sottolineare le apparenti costruzioni razionali del compagno, altre volte in netta rottura per dare spazio alla libera interpretazione. Nell’opera di Galluccio, la poesia incontra la scienza, la matematica, e la riflessione sui principi che regolano l’universo si apre a una riflessione sull’esistenza dell’uomo regolata dalla silente relazione tra animo e ragione. Emblematici sono a tale riguardo, le figure di alcuni matematici omaggiate dal poeta (Everiste Galois, giovanissimo genio e ribelle, morto a soli vent’anni in un duello e Georg Cantor che finì la sua vita in un ospedale psichiatrico). I concetti espressi dalle parole, vengono magnificamente ripresi dalla musica: Antonio Raia ha saputo creare brani adattissimi all’occasione e al contenuto delle poesie.
La seconda parte della serata, ha visto come protagonista la poetessa Patrizia Valduga che ha condiviso col pubblico un toccante ricordo del poeta e compagno di vita Giovanni Raboni. Di lui recita i versi Sinfonia degli addii, composti nell’83 per la stessa Patrizia Valduga e versi tratti da Parti di reqiuem scritti invece per la madre. È il sogno il tema ricorrente di queste poesie: la poesia è un sogno che si fa in presenza della ragione. Delle proprie creazioni, sceglie invece di regalare al pubblico, i versi che lei dedicò al compagno negli ultimi giorni di vita. Tra un’evidente, reverenziale stima nei confronti di Raboni e una simpatica e dimessa concezione di sé, che si autodefinisce semplicemente “poeta parassita”, termina il suo intervento e viene raggiunta da un entusiasta Silvio Perrella che la invita a recitare ancora qualche verso. Si presta allora ad accogliere le richieste del pubblico congedandolo con uno stralcio della Pentecoste di Manzoni e La voce di Pascoli, entrambi recitati con un trasporto tale che ha incontrato un grandissimo apprezzamento degli uditori.

Brigida Esposito