Speranza? Non c’era speranza alcuna di conquistarvi, che mai avrei potuto rinnegare le mie origini.

Applausi a scena aperta e sold out per Miss Julia di August Strindberg, andato in scena alla Galleria Toledo di Napoli dal 20 al 22 giugno 2015, con la regia di Lorenzo Montanini e le musiche originali di Helen Yee. Una tragedia in atto unico composta, nel 1888, dal poeta e drammaturgo svedese Johan August Strindberg e che, poco più di un secolo fa, suscitò grande scalpore per le oscenità raccontate.

Miss Julia e l’incolmabile distanza tra classi sociali – Accoglienza calda e inusuale, quella riservata al pubblico di aficionados e curiosi, che ha progressivamente affollato l’ingresso di Galleria Toledo. Ad attendere gli spettatori, vi erano infatti i membri dell’Ars Nova Napoli, gruppo emergente composto da sei giovani musicisti partenopei, i quali hanno allietato i presenti esibendosi in un vasto repertorio di musica tradizionale del Sud Italia. Piuttosto singolare anche la disposizione del pubblico in sala; alcune sedie sono infatti state collocate sul palcoscenico e occupate da circa venti spettatori, che hanno scelto di assistere allo spettacolo ad una distanza ravvicinata, completamente “ignari” del proprio ruolo e del proprio “destino”. Scenografia nuda, quella scelta da Montanini per il riadattamento di  J.Ed Araiza, che predilige invece l’azione, il movimento e le folli corse dei due protagonisti, i quali più volte corrono e si rincorrono, in un circolare ribaltamento di ruoli che genera, seppur momentaneamente, l’annichilimento di ogni barriera tra le due classi sociali.

A mutare, rispetto alla tragedia composta nel 1888, è senza dubbio l’ambientazione; non più la Svezia del XIX secolo, ma l’attuale America Latina, la Colombia. Singolare è anche la scelta di un riadattamento bilingue, inglese-spagnolo, soluzione sapiente e ragionata del regista, che è evidentemente volta ad espandere la sfera dell’incomunicabilità tra i due protagonisti anche sul piano linguistico. Restano, invece, intatte le dinamiche del testo originale, che vede l’intera vicenda ruotare intorno alle figure dei due protagonisti assoluti del capolavoro strindberghiano: la signorina Julia, interpretata da una straordinaria e poliedrica Tina Mitchell, e Jhon Alex Toro, nei panni di Juan, il servo ispano-americano che almeno nelle battute iniziali, sembrerebbe sentimentalmente legato alla figura di Kristin, la cuoca della casa, interpretata da Gina Jaimes Abril. Ma è veramente l’amore, nelle sue più svariata forme, a legare Juan e Kristin? O piuttosto un sentimento di “condivisa emarginazione”, connessa al loro status sociale? E che cosa accadrebbe poi, se una notte, durante il solstizio d’estate, qualcuno scegliesse di mutare la propria condizione o di cercare una via alternativa alla vanitas di un’esistenza fatta di agi e lussi sfrenati? Il risultato è sorprendente: una momentanea ed effimera conquista dell’altro, che puntualmente finisce per esser ribaltata. Tell me “ti amo” – sospira Miss Julia al suo Juan, che prontamente le risponde – Non posso Miss Julia, non posso, una insanabile frattura tra i due personaggi che, sul piano verbale, sarà eliminata dalla stessa fanciulla: – Chiamami Julia, non ci sono barriere tra di noi. Ma è realmente così che si concluderà la vicenda, vale a dire con il definitivo abbattimento delle barriere sociali tra i due personaggi? No happy ending, non per Miss Julia e Juan, ai quali sarà casualmente offerta la possibilità di sognare, di pianificare, di amarsi ai limiti della follia per una notte. Un’illusione, un gioco di prestigio destinato a fallire alle prime luci del mattino, una felicità sfiorata, dunque, assaporata ma mai conquistata.

Annamaria Minichino