Continua il ciclo di letture dedicate alla città di Napoli, nella suggestiva cornice di Castel Sant’Elmo al tramonto. Da uno dei punti più alti della città, hanno avuto luogo, nelle sere del 20 e 21 giugno, le letture di Laura Morante, dal nome “Il lusso di amare Napoli”, tratte dai diari di viaggio “Roma, Napoli e Firenze” di Stendhal. La voce suadente ed espressiva della celebre attrice, con l’accompagnamento delle musiche di Mimmo Napolitano, ha coinvolto da subito la platea, con un inizio travolgente e vorticoso.

Memorie di un viaggiatore – Una sorta di movimento centripeto conduce e attira l’ascoltatore in un clima di totale immersione nella lettura. Gli appunti e le annotazioni, segnati quasi giorno per giorno nei primi mesi del lontano 1817, hanno come oggetto innanzitutto i posti più celebri della città, descritti minuziosamente, insieme agli usi, i costumi e le impressioni evocate nell’autore. Subentra, in questo modo, un processo mimetico irreversibile: i brani consentono immediatamente di immaginare in maniera nitida i luoghi e le persone descritti. Sembra quasi di vedere via Toledo affollata e vivace, “la strada più popolosa e allegra del mondo”, scorgere la meravigliosa vista del mare e del Vesuvio dal teatro San Carlo o immaginare la struttura a ferro di cavallo del Teatro dei Fiorentini. È possibile quasi “toccare con mano” il visibilio della folla all’inaugurazione del San Carlo, materializzando questa Napoli “ebbra di felicità”. Viene descritto ogni singolo dettaglio del maestoso teatro: il sipario, i palchetti, i difetti delle scene e il superbo soffitto. Pareri tecnici e pertinenti affollano le pagine del diario e le critiche, sporadiche ma puntuali, in relazione alla musica e alla messinscena, rendono, al contrario, gli elogi più veraci e sentiti. Il popolo napoletano, affascinante e contraddittorio, emerge in tutto il suo folclore: le case potrebbero somigliare a quelle di Parigi, ma le contraddistingue una vivacità e un rumore assordante, sconosciuti agli abitanti d’Oltralpe.

Tradimenti e storie d’amore, degni dei migliori romanzi d’appendice, vengono raccontati in tutto il loro splendore. Anche la storia di una sventurata Luisa Sanfelice fa capolino tra le minute descrizioni della magnificenza del teatro San Carlo. Aneddoti di una quotidianità senza tempo fanno sorridere amaramente. Alla presenza di un principe, o presunto tale, il poco esperto viaggiatore è costretto dalla maschera a togliere il cappello, in un atto di obbligata e mai sentita adulazione. I posti riservati agli ufficiali e ai blasonati squattrinati costringono i forestieri ad occupare i luoghi meno confortevoli.

L’occhio attento e scrutatore si sposta a Caserta, una visita descritta come un’inutile perdita di tempo, al contrario di Portici e Capodimonte, siti deliziosi, che risultano un insieme di “mare, montagna e civiltà”.

Una piccola parentesi si apre sui modi di essere degli italiani. L’ironia massima scuote la platea all’ascolto del racconto dello sventurato francese, che, dopo aver confuso una perfetta imitazione di un vaso con l’originale, è immediatamente sbugiardato dal mai discreto napoletano. Un ultimo riferimento è rivolto al classico cliché del napoletano superstizioso: malasorte e iettatura sono parte integrante della vita degli abitanti della Città del Sole e il forestiero incredulo viene addirittura definito “miscredente”. Nelle descrizioni di alcuni episodi di scaramanzia, la musica e la voce procedono all’unisono, creando un momento di simbiosi magica.

Un’ora di profonda partecipazione emotiva ed intellettiva ha calato la platea, di due secoli dopo, in una città per molti versi già simile. La testimonianza di un nome illustre della letteratura francese rende giustizia e flagella, al tempo stesso, “l’unica capitale d’Italia”, una città rumorosa, variopinta, pittoresca, contraddittoria e coinvolgente e i suoi abitanti, i soli in grado di far nascere le grandi passioni.

 

Micol Desiderio

Jessica Petacca